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[ RECENSIONE ] Loney di Andrew Michael Hurley | Bompiani

Il mio riposo forzato si sta rivelando decisamente proficuo in fatto di letture. Oggi, ad esempio, voglio condividere con voi la mia recensione di Loney di Andrew Michael Hurley. Un romanzo descritto dalla critica come un classico moderno e portato in Italia dalla casa editrice Bompiani. Una lettura che inizialmente mi aveva colpita, ma che con il procedere incessante di descrizioni su descrizioni su descrizioni mi ha lasciato con il più classico amaro in bocca! C'è tanta oscurità dentro questo romanzo, portata avanti da un'ambientazione che, in modo apparentemente coerente, riflette il contenuto di una storia che avrebbe potuto conquistarmi completamente, ma che - purtroppo - si è portata con sè tanti e forse troppi punti di domanda che, in questa recensione, cercherò di rendervi chiaro. 

Loney di Andrew Michael Hurley.
Quando ho deciso di iniziare questa lettura ero sicura di trovarmi tra le mani un romanzo indimenticabile ed in grado di mixare perfettamente elementi di adrenalinica suspance accompagnati da un ritmo di crescente tensione capace di tenere il suo lettore avvinghiato alle sue pagine. 
Forse mi è sfuggito qualcosa. Voce narrante di Loney è un uomo londinese di mezza età che, attraverso sbalzi temporali tra un presente ed un passato non troppo recente, trasmette al suo lettore vaghe sensazioni di inquietudine, dolore e paura; sentimenti che appaiono legati a doppio filo con un evidente conto in sospeso del passato, lasciato aperto fin troppo a lungo! Ma cosa è Loney?

Loney è un luogo, un nulla sperduto e naturalmente ostile nella costa del Lancashire. 
Loney è una stagione della vita, una dimora sconosciuta a molti che porta dietro di sé segreti e celati misteri; la lontana memoria delle vacanze di Pasqua trascorse in quegli stessi luoghi insieme ai genitori, al fratello maggiore Hanny - muto sin dalla nascita - e ad una piccola comunità di fanatici religiosi - capeggiati prima da padre Wilfred e, poi, ad anni dalla sua misteriosa scomparsa, da padre Bernard, più uomo che osannato sacerdote e, forse proprio per tale motivo, osteggiato dai devoti fedeli - in ossessiva ricerca di un miracolo impossibile che possa portare Andrew Smith finalmente alla vita, quella vera! 
Un romanzo che si apre con la notizia della morte misteriosa - e mai completamente risolta - di padre Wilfred: uomo di saldi principi, venerato come un santo in terra dalla sua piccola comunità di fedeli che tiene stretta a sè, esercitando un pugno di ferro che ai più risulterebbe possessivo, egoistico e al limite del violento contro un mondo esterno considerato senza possibilità di appello peccatore, vile ed irrimediabilmente da condannare. Un uomo di Chiesa che ha costruito, anima dopo anima, quella piccola realtà attorno al profondo e indistruttibile vincolo con Dio, testimoniato da una fede che non poteva vacillare. Ma è attorno a questo - alla sua perdita improvvisa di fede e di fiducia nel Signore - che si costruisce l'intera vicenda e su cui si basa il profondo mistero che unisce Loney ai nostri protagonisti. Infatti, una volta posto padre Bernard alla guida della piccola comunità, un gruppo di fedeli - capeggiati dall'ostinata signora Smith - riprende in mano la tradizione, abbandonata dalla morte del suo predecessore, consistente in un devoto pellegrinaggio al Loney e a tutto quello che le sue acque impervie ed indomabili portano con sè. Ed è proprio in quelle lande desolate che la vicenda prende pian piano forma, riportando alla luce vecchie ferite e riscoprendo antichi rituali che sembravano oramai dimenticati.

« Come diceva padre Bernard ci sono solo versioni diverse della verità. 
E ad amministrarle sono sempre gli strateghi più forti e preparati. »

Indubbiamente ci troviamo davanti ad un romanzo scritto bene tra le cui pagine lo stesso autore riesce ad esaltare tutto il suo talento e la sua maestria descrittiva grazie ad uno stile linguistico intenso e ricercato, curato ed attento ai minimi dettagli al punto tale da permettere al suo lettore di essere letteralmente trasportato al centro esatto della scena! 
Arrivare al cuore di questo romanzo è come ritrovarsi bloccati all'interno di una spessa, intricata ed impenetrabile cortina di nebbia da cui è molto difficile sfuggire; dalle ambietazioni specificamente descritte alle atmosfere, cupe e solitarie, che abbracciano ogni vicenda è possibile trarre un unico punto comune che lega l'intera narrazione: un persistente senso di incertezza, di taciuto e di non detto capace di far vagare per ore il lettore alla spasmodica ricerca di domande che, forse, non arriveranno mai. Medesimo stato di incertezza che sembra avvolgere i personaggi che si susseguono durante la lettura del romanzo; mentre molto spazio viene dedicato alla descrizione della natura e delle sue evocative atmosfere, lo stesso trattamento non viene garantito alla caratterizzazione dei personaggi che sembrano subentrare nella storia come mere comparse. Immedesimarsi con loro è francamente impossibile. L'unica eccezione è il rapporto tra i fratelli Smith che risuona forte e potente durante il progredire dell'intrigata vicenda; quel legame silenzioso e indissolubile che sembra legarli per la vita in un muto accordo di amore, sacrificio, comprensione e protezione.

Evidentemente è proprio questo lo scopo perseguito da Hurley. Porre il lettore nella scomoda posizione di farsi domande e di darsi risposte che il romanzo non vuole fornire, lasciandolo vagare in questo velo di incertezza che, dopotutto, abbraccia ogni più piccola sfaccettatura della nostra vita e, in modo particolare, caratterizza in modo più o meno marcato il rapporto controverso e complicato che ognuno di noi dimostra di avere, anno dopo anno, con la fede in qualcosa che non possiamo vedere, nè toccare e nè tantomeno spiegare razionalmente.

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