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[ RECENSIONE ] I Figli di Hurin di J.R.R. Tolkien | Bompiani

Hurin è un cavaliere, fraterno amico del suo re; è sposato con Morwen e ne ha avuto un primo figlio, Turin.
Quanto Turin è ancora bambino, Hurin deve partire per combattere contro il perfido signore del male Morgoth, che prima lo cattura e poi lo tortura per farsi dire dove si sono rifugiate le truppe superstiti. Poichè Hurin resiste, il signore del male lo minaccia: se non confesserà, a pagare sarà la sua famiglia. Per fortuna, nel frattempo, la saggia Morwen decide di allontanare Turin e lo manda da un re amico, Thingol. Turin cresce e a diciassette anni si sente pronto per diventare anche lui cavaliere e andare alla ricerca di suo padre. Unendosi ad una banda, Turin si mette in viaggio e fra scorribande, assalti a tradimento e avventure di ogni genere, riesce a sfuggire agli uomini di Morgoth che lo inseguono di regno in regno. Dopo essersi rifugiato presso un altro re, sotto falso nome, Turin arriva allo scontro finale.
Girando per il web - qualche ora fa - mi sono imbattuta in una frase che racchiude perfettamente la la mia attuale difficoltà: Tolkien non si recensisce! Come non essere d'accordo? E' difficile descrivere a parole un'opera che è per sua stessa definizione complessa ed articolata; pensate un po' quanto sia ostico, impervio ed assolutamente complicato recensirla? I Figli di Hurin è un'opera postuma, costruita perfettamente dal figlio, Christopher, riprendendo i vari appunti lasciati dal padre. Questo libro è ambientato in un epoca molto lontana rispetto a Lo Hobbit e, di conseguenza, ancora di più dalle avventure di Frodo e della compagnia dell'anello.

Quello che viene raccontato sono le gesta di un giovane uomo: Turin, figlio di Hurin, costretto a vivere lontano dalla sua famiglia, cresciuto dagli Elfi e mai sentito veramente parte del loro mondo e della loro cultura. I vari personaggi che si succedono nella lettura sono trattati con rispetto e dovizia di particolari, anche i più marginali sono presentati al lettore con attenzione e cura, senza lasciare nulla al caso, nulla di non detto, come se ogni esistenza fosse basilare ed essenziale al proseguo della storia. Ne I Figli di Hurin ritroviamo la magia del mondo elfico: così profondo e misterioso, unico ed emblematico. Riviviamo la debolezza degli uomini: con le loro paure e le loro incertezze, con i loro difetti e le loro iniquità, con i loro errori e la persistente bramosia di vittoriose conquiste.

E' un romanzo che non manca di sconvolgere e di meravigliare, soprattutto per chi conosce la storia di Tolkien, il suo credo e le sue convinzioni. Pur nella sua complessità stilistica, Tolkien riesce perfettamente a catturare il suo lettore, senza perdere di vista il traguardo finale, senza mai allontanarsi dal quel ritmo narrativo che accompagna il visitatore fin dalle primissime pagine.

2 commenti

  1. l'ho letto anch'io qualche anno fa anche se non è proprio il mio genere, ma è diventato uno dei miei romanzi preferiti (nonostante il finale traumatico)! *^*

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  2. Letto e anche il Silmarillion, tutti i libri di Tolkien meritano di essere letti!

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