[ RECENSIONE ] Le stanze buie di Francesca Diotallevi | Neri Pozza

LE STANZE BUIE di Francesca Diotallevi
283 pagine | €18.00 cartaceo

Si possono coltivare le passioni in un tempo ingeneroso? Qualcosa di torbido e inesprimibile affiora alla superficie di questo romanzo. Ed è indefinito, difficilmente afferrabile eppure persistente, come il profumo che porta addosso Lucilla Flores, protagonista di questa storia fosca e al tempo stesso delicata e malinconica. Francesca Diotallevi, con una capacità di raccontare fuori dal comune, ci porta in una piccola provincia del Piemonte della seconda metà dell’Ottocento, dentro la casa di un aristocratico dedito a vigneti e poco d’altro. Dove la servitù inganna il tempo di un lavoro sempre uguale con qualche ingenuo pettegolezzo, e dove arriva a servizio un maggiordomo che prende il posto del vecchio zio appena scomparso. Ma nessun dio oscuro e severo sarebbe stato capace di tanto dolore e di tanta ingiustizia: verso una bimba innocente, e verso la moglie del conte, Lucilla, una donna con il volto «velato di oscurità», smarrita dentro un segreto che non le si addice, che non dovrebbe appartenerle, lei, la creatura più lieve, sospesa e innocente che si possa immaginare. Tra queste stanze ferite dal pregiudizio e dall’indifferenza, Francesca Diotallevi trova, però, una luce e una delicatezza quasi preraffaelita e in questo contrasto affila una lama che taglia sempre perfettamente.


Quando ho visto questo titolo tra le nuove uscite di ottobre non ho saputo resistere. Il mio primo incontro letterario con Francesca Diotallevi è stato anni fa con Dentro soffia il vento quando il blog stava ancora muovendo i suoi primi passi e per me fu un autentico colpo di fulmine. Per puro dovere di cronaca, Le stanze buie è stato il romanzo d'esordio di Francesca Diotallevi uscito nel 2013 ed oggi revisionato e ripubblicato con una nuova casa editrice. Su questo libro avevo sentito solo commenti positivi, quasi al limite dell'entusiasmo e - certo - non potevo tirarmi indietro.

E ora posso dirvelo: quelle persone avevano ragione!

Sono solo un uomo che sta cercando di rimettere insieme i frammenti di un passato
che, come sassi nelle tasche di un suicida, pesano da troppi anni sulla sua coscienza.

Metà ottocento, campagna piemontese. Dopo aver accettato l'eredità professionale di uno zio mai conosciuto in vita, Vittorio Fubini - maggiordomo meticoloso e ligio al dovere - si trova suo malgrado al centro di una vicenda torbida e misteriosa all'ombra di una dimora aristocratica avvolta in un silenzio quasi perpetuo e disturbata da sussurri incomprensibili in grado di far perdere il sonno e il senno con estrema facilità. Una vicenda che ha origine anni addietro e che viene ancora oggi protetta da un'omertà invalicabile che non ha nessuna intenzione di essere infranta.

A destare i primi sospetti sono proprio quelle stanze chiuse a chiave a cui è proibito accedere. Sono stanze buie che sanno smuovere qualcosa di diverso ed irriconoscibile a primo impatto nel cuore di Vittorio fino a spingerlo verso qualcosa (e qualcuno) capace di cambiare la sua vita per sempre. Quello che inizialmente può essere scambiato per soprannaturale è qualcosa di molto più reale, umano e doloroso di quanto potremmo immaginare. Dietro a quelle porte sprangate in faccia ad una ferita indescrivibile ci sono, infatti, storie di rancore e violenza, di possessione e amore, di sensi di colpa impossibili da cancellare. Quello che state stringendo tra le mani - o che avrete presto sotto i vostri occhi - è un romanzo che non permette pause. Grazie ad uno stile incredibilmente maturo e coinvolgente, Francesca Diotallevi trasporta il suo lettore oltre il tempo e lo spazio tessendo una tela complessa e ammaliante arricchita da precisi colpi di scena capaci di rendere il narrato ipnotico e magnetico, francamente irresistibile. E come ci ha abituato in passato, Francesca non lascia indietro la parte umana: quella più vera, empatica, bella ed emotiva.

Gli spettri non esisterebbero se non fossimo noi, con i nostri desideri, col nostro amore, col nostro dolore, a trattenerli qua. Gli spettri vivono dentro di noi. Gli spettri, talvolta, siamo noi.

Vittorio vi ruberà il cuore. È impossibile non rimanere affascinati da un personaggio che cambia sotto i nostri occhi. Abbandona quella sua durezza, intransigenza e fermezza professionale lasciando spazio ad un sentimento puro ed incondizionato difficile da eguagliare. Prende sulle sue spalle le sorti dei personaggi più fragili, indifesi ed esposti come Lucilla Flores e la piccola Nora, ne abbraccia ogni possibile conseguenza e lotta estenuamente per la loro felicità a qualunque costo. Le emozioni che scaturiscono ti entrano sotto pelle, scavano in profondità, sfiorano corde capaci di riempirti il cuore di bellezza, quel pizzico di mistero e perfetta armonia.

Le stanze buie è una meravigliosa dichiarazione d'amore. Di quelle rare e inaspettate che non hanno certo bisogno di effetti speciali, ma che vivono di una quotidianità fatta di piccoli gesti, sorrisi nascosti, carezze appena accennate. Sono cenni che sanno del prendersi cura delle cose più fragili: una persona che deve essere salvata e quella promessa lontana, un vecchio carillon che ha smesso oramai di suonare e quel profumo scomparso e impossibile da dimenticare.

Ringrazio la casa editrice per la copia cartacea del romanzo

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