[ RECENSIONE ] Diritto di sangue di Gigi Paoli | Giunti Editore

DIRITTO DI SANGUE di Gigi Paoli
 312 pagine | €16.90 cartaceo
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Dopo mesi di coma e buio totale, Carlo Alberto Marchi è finalmente uscito dall’ospedale, ma la sua rocambolesca caduta dalla passerella di “Gotham”, il Palazzo di Giustizia di Firenze, ha lasciato pesanti conseguenze fuori e dentro di lui: è dipendente dagli antidolorifici, si muove con una stampella ed è tormentato da un fischio continuo nelle orecchie che gli toglie perfino il sonno. Costretto a stare lontano dal lavoro al giornale, si consola con l’affetto della figlia Donata e l’inatteso ritorno dell’ex fidanzata Olga. Ma non è facile starsene a casa mentre la sua cronaca giudiziaria è stata affidata a una rampante collega, che, come se non bastasse, ha fama di essere piuttosto in gamba. Eppure, proprio nel momento più impensato, la vita lo chiama ancora a rapporto: il capocronista del Nuovo gli chiede ufficiosamente di sfruttare i suoi contatti per indagare su un omicidio che ha sconvolto Firenze. Nel meraviglioso parco delle Cascine, il polmone verde che di notte racchiude i lati oscuri della città, viene trovato ucciso Giorgio Mati, il gestore del leggendario furgone che distribuisce birra e panini ai viandanti notturni. E ciò che rivelano le prime indagini ha dell’incredibile: il tranquillo paninaro nascondeva un passato cruento, che a poco a poco si incastra come un puzzle con gli anni più bui di Firenze.


Ricordo perfettamente  il dove e il come, ma soprattutto il rumore che ha accompagnato l'ultima pagina del quarto capitolo delle cronache di Gotham. Camera da letto, lancio del libro contro il muro, una serie impronunciabile di parole che non posso qui replicare.  Ma eccoci (finalmente) tornati a Firenze alle prese con un giornalista di cronaca giudiziaria in malattia un po' malconcio e decisamente annoiato, costretto lontano dal suo habitat naturale e sottoposto alle cure di un fisioterapista mascherato da torturatore della santa inquisizione. Un macello, direte voi. Non ancora, quello arriva a pagina ventidue.

Il corpo di Giorgio Mati - famoso paninaro delle Cascine - viene ritrovato senza vita in quella che sembra proprio essere un'esecuzione. Saranno le indagini preliminari a consegnare una verità insospettabile capace di far riaffiorare vecchie pagine della nostra storia contemporanea fatte di sangue, rivendicazioni, attentati. E a quell'omicidio ne farà seguito un altro, e un altro ancora come tessere scombinate di un puzzle complesso che dovrà essere ricostruito pagina dopo pagina. Tutto sembra essere legato dalla medesima matrice: una vendetta? Un regolamento di conti? Quale mano si nasconde dietro gli omicidi? 
Brancolando in un buio ancora più pesto della notte fiorentina, Carlo Alberto Marchi viene richiamato sul campo per raccontare la storia, trovare il tassello mancante, battere sul tempo la sempre più spietata concorrenza. Ma non è solo quello. Quella storia non è come le altre. C'è lui, il suo vissuto, il suo nome. C'è un passato doloroso che non è mai stato dimenticato, un evento violento che ha stravolto una vita intera insieme a quella verità che non è mai venuta a galla. Un diritto di sangue che ha tutta l'intenzione di far valere. 

Cosa spinge davanti ad una serie un'allergica cronica alla letteratura seriale? Gigi Paoli potrebbe essere la risposta più semplice ed immediata.  Dapprima la parte più emotiva. Gigi Paoli descrive Firenze in modo sublime mettendo sul piatto i pro e i contro di una città affascinante e contraddittoria con le sue luci e e le sue ombre a fare da contrappeso. Sembra di essere lì, in quelle vie solitarie, a camminare a passo svelto sotto gli alberi delle Cascine, a perdersi in viuzze poco conosciute. Poi c'è la parte più dinamica. Sapete, molti autori tentano la via del giallo/thriller/noir senza comprendere la cosa più importante: la coerenza. Gigi Paoli è stato per 15 anni responsabile della cronaca giudiziaria e la sua esperienza diretta si vive sulla pelle. Nulla viene lasciato al caso, ogni più piccolo risvolto evolutivo o anche la più leggera sfumatura viene osservata, trattata, curata in vista del quadro d'insieme della storia. Ogni tassello è già pensato al suo posto, sa esattamente dove andare, sta solo al lettore carpire tutti gli elementi, giocare con l'autore e tentare l'impossibile: anticipare la mossa finale. Ci sono riuscita? Ma figuriamoci. La bellezza dei romanzi di Paoli sta tutta qui: la sorpresa delle ultime 10 pagine.

E a quelle pagine sei ancorato dalla prima all'ultima parola. Ma in questo quinto capitolo c'è qualcosa in più e quel qualcosa in più è proprio Carlo Alberto Marchi. Un'attenzione chirurgica non solo al caso da risolvere, ma anche al padre che è (e Donata è un bel crostino da affrontare in piena fase ormonale), al figlio che è stato e all'uomo che sarà. Passato, presente e futuro capaci di  creare un legame ancora più forte,  quasi a doppio filo con il suo lettore che si emoziona, che sorride e si diverte (segnatevi pagina 63, ho riso fino alle lacrime), che comprende e si informa. E io continuo a dirvelo in ogni chiusura oramai da cinque romanzi: fate la cosa giusta, leggetelo. Poi, ringraziatemi. 

Ringrazio la casa editrice per la copia cartacea del romanzo

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