[ RECENSIONE ] Madame Claudel è in un Mare di Guai di Aurélie Valognes | Newton Compton Editori

MADAME CLAUDEL È IN UN MARE DI GUAI di Aurèlie Valognes
Prezzo: 224| Pagine: 4.99€

Ferdinand Brun vive a Parigi, al numero 8 di Rue Bonaparte, ha ottantatré anni e non gli piacciono le persone. Sfortunato dalla nascita – ha perso la mamma e la nonna quando era ancora piccolo –, è cresciuto nel risentimento, diventando introverso e taciturno. Purtroppo con il passare degli anni è addirittura peggiorato e così la moglie lo ha mollato di punto in bianco scappando con il postino, mentre la figlia e il nipotino sono andati a vivere dall’altra parte dell’oceano. Rimasto solo con la cagnolina Daisy, unico essere vivente degno del suo affetto, Monsieur Brun ha deciso di disertare il genere umano e di ridurre al minimo i suoi contatti con gli altri, compresi quelli con la portinaia, la detestata Madame Suarez. Un infausto giorno, la cagnolina Daisy muore e la settimana dopo Monsieur Brun rimane vittima di un incidente. Tutto è contro di lui, e quando la figlia lo mette di fronte all’ipotesi dell’ospizio, non gli resta che accettare l’aiuto di Madame Claudel, un’arzilla signora di novantatré anni, che abita al suo piano. Ma sarà l’arrivo della piccola Juliette, figlia dei nuovi condomini, l’unico evento in grado di scalfire il muro di diffidenza e scontrosità che il vecchio ha costruito intorno a sé.
Ironico e frizzante, Madame Claudel è in un mare di guai si insinua naturalmente nel cuore del lettore - grazie ad una prosa pungente ed irriverente - spingendolo verso una lettura diretta, chiara e lineare, accompagnata da piccoli colpi di scena - inseriti secondo tempistiche armoniose e ben studiate - in grado di far evolvere la scena narrativa e i singoli personaggi che la popolano. Madame Claudel è in un mare di guai è un romanzo che si costruisce interamente attorno al più classico dei condomini parigini, variopinto nella sua essenza e rumoroso all'occorrenza, dove si affacciano personalità curiose ed emblematiche, caratterizzate da pennellate decise e colorate, che non possono lasciare indifferenti. Modellati dalla stessa autrice con un pizzico di enfasi e una bella dose di paradosso, il lettore entra subito in contatto con le loro personalità, con i loro vizi e i loro difetti, creando quella tipica pungente empatia che tende, in modo naturale e mai scontato, ad una smorfia sorridente difficile da controllare. 

E' proprio qui che incontriamo per la prima volta Ferdinand Brun - a mio parere unico e vero protagonista della storia - ottantatré anni di cocciutaggine e diffidenza che, come spesso accade tra le mura di un condominio mormorante e ricco di maliziosi sussurri, si è costruito attorno una nomea tutt'altro che piacevole. Per Madame Suarez, ad esempio, portinaia tutta pepe e con ben pochi peli sulla lingua, Monsieur Brun è il primo nome che compare sulla sua lista nera; condomino maleducato e irriverente, scontroso come pochi, restio alla socializzazione, apertamente bellicoso e con un cane infernale appresso è diventato, in poco tempo, la sua personale missione: deve abbandonare il suo appartamento, con le buone o con le cattive.

La sua antipatia è diventata una seconda natura, un'arte di vivere, di sopravvivere.
L'unica attività che sia riuscito a trovare per sfuggire alla noia è essere cattivo, 
tanto per non mancare a nessuno quando se ne sarà andato.

Fiore all'occhiello di Madame Claudel è in un mare di guai è il mix perfetto tra il mondo colorato dei personaggi che irrompono con inevitabili conseguenze durante la narrazione e uno stile linguistico molto cinematografico, diretto e coinvolgente, che non si perde in eccessive descrizioni, puntando tutto sul fascino enfatizzato dei suoi encomiabili condomini. Ma qualcosa è mancato o, forse, sfuggito all'attenzione degli addetti ai lavori. Il titolo originale del romanzo - out of sorts ovvero giù di corda - non ha nulla a che fare con la sua traduzione italiana che, come accade troppo spesso, tende a fuorviare il lettore circa il contenuto della storia e la sua inguaiata protagonista. Quello che mi ha fatto storcere il naso, in modo particolare, è stata la mancata coerenza tra i prologo e l'epilogo di questo romanzo; elemento che non può fuggire ad un lettore attento ed abituati a determinate scelte stilistiche.

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