[ RECENSIONE ] La ragazza di prima di J.P. Delaney | Mondadori

LA RAGAZZA DI PRIMA di J.P. Delaney
Prezzo: 19.00€ | Pagine: 396

Non posso credere di essere a un passo, un solo piccolo passo, dall'aggiudicarmi la casa che lui, Edward Monkford ha progettato e realizzato in Folgate Street, civico 1, Londra. Una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l'avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Una casa che però ha le sue regole, il Regolamento come lo chiamo: se diventerà mia non dovrò soltanto rinunciare a tappeti, fotografie alle pareti, piante ornamentali, animali domestici o feste con gli amici, ma dovrò plasmare il mio carattere, accettare una concezione della vita in cui il meno è il più, in cui l'austerità e l'ordine sono la purezza, e la sobrietà la ricompensa. Dicono che quest'uomo, dai capelli di un biondo indefinito e dall'aspetto poco appariscente, con gli occhi di un azzurro chiaro e luminoso, sia un architetto eccezionale perché non cede a nessuna tentazione. Tuttavia, la casa è già stata abitata, una volta. Da una ragazza della mia stessa età. Anche lei, come me, non insensibile al fascino di quest'uomo. Una ragazza che tre anni fa è morta.
Parto subito con il confessarvi che mai avrei potuto abitare in Folgate Street, 1. Niente tappeti, niente fotografie, niente animali domestici, ma, soprattutto, nessuno libro è ammesso tra le pareti di una casa apparentemente perfetta, essenziale in ogni sua forma. Edward Monkford - architetto visionario e uomo distaccato - ha progettato e realizzato ogni sua parte, rendendola espressione perfetta e in grado di coniugare, allo stesso tempo, la più avanzata avanguardia tecnologica ai più antichi rituali giapponesi. E' proprio tra queste mura, in un gioco pericoloso di vizi e regole, che scorre la vita di due donne, sconosciute ed inconsapevoli, legate da un destino che le condurrà lungo un percorso tortuoso ed oscuro, alla ricerca di una verità sfuggevole ed opprimente. Emma e Jane. Jane è l'attuale solitaria inquilina, Jane è morta in un incidente casalingo. Ma è stato veramente un caso fortuito o c'è sotto qualcosa di più? Chi è Edward Monkford? Cosa nasconde del suo silenzioso passato?

Con quest'uomo ci andrei a letto. Gli ho detto poco più che buongiorno, eppure la parte più segreta di me, quella che sfugge al mio controllo, ha già espresso il suo giudizio.

La ragazza di prima - in capitoli ad intensità crescente e collante tra passato e presente - ci conduce lungo un filo sottile destinato a spezzarsi, ponendo sotto gli occhi attenti del suo lettore suggestioni e paranoie, illazioni e deduzioni che verranno inevitabilmente a schiantarsi contro un muro di silenzi, verità taciute e lontani rancori mai sopiti. La forza di questo romanzo sta sicuramente nel linguaggio narrativo che Delaney dosa con maestria e musicalità, non abbandonando il lettore a se stesso, ma conducendolo al centro di una storia che non risulta mai troppo chiara, scontata o banale. Anzi, disseminando indizi - o forse macchiavelliche apparenze - che permetteranno di tenere alta l'attenzione, scavare nel passato dei protagonisti e cercare di carpirne segreti, sfumature caratteriali e sfaccettature tipicamente umane in grado di colorare il quadro narrativo di pennellate improvvise, forti e decise. 

Avendo una naturale predisposizione per il genere thriller-psicologico ho apprezzato, in modo particolare, la scelta dell'autore di indagare fin nei punti più oscuri ed inconfessabili della mente umana, evidenziando come le conseguenze che possono derivare da un evento traumatico, violento o doloroso sono in grado di affliggere in modo definitivo la nostra vita fino a spingere l'uomo a proteggersi all'interno di una psicologia ossessiva e compulsiva - quale quella qui riportata dell'eccessivo minimalismo - in grado di conferire controllo assoluto e, come tale, sicurezza e prevenzione. La ragazza di prima è un romanzo che mi ha parzialmente convinta, pur lasciando a desiderare su certi aspetti e scelte narrative che ho trovato alquanto inutili e puramente riempitive.

Sicuramente, ho apprezzato il gioco stilistico che Delaney ha intelligentemente imbastito durante il proseguo della narrazione, puntando su un ritmo costante ed imprevedibile e coerenti capovolgimenti di scena uniti ad una buona dose di affascinante suspance e a personaggi ben delineati, complessi e, in buona parte, coinvolgenti. Quello che proprio non ho compreso e che, a mio personalissimo avviso, rischia seriamente di distogliere l'attenzione del lettore - spingendolo lontano dal genere narrativo in questione - è l'inserimento di ripetute scene di amplessi sessuali. Nulla a che vedere con bigottismo e puritanesimo intellettuale, anzi.

Da una parte, ho compreso la scelta dell'autore ed il motivo di tali suadenti descrizioni tutt'altro che minimali, ma sono certa che, puntando verso un'indagine puramente caratteriale, avrebbe potuto facilmente raggiungere lo stesso risultando senza, invece, cadere in un'inutile e fin troppo oberante circolo vizioso. D'altra parte, il finale mi ha lasciato con il ben famoso e poco edificante amaro in bocca. Pur avendo trovato l'evoluzione narrativa sorprendente e coerente, sotto alcuni punti di vista, ho percepito da parte dell'autore quasi un'incomprensibile fretta di concludere, di mettere il punto ad una storia che, nel suo complesso, meritava un finale più intenso, più preciso, più coinvolgente.

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