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[ RECENSIONE ] LE BELVE di Manlio Castagna e Guido Sgardoli | Piemme

LE BELVE di Manlio Castagna e Guido Sgardoli
Prezzo: 16.50€| Pagine: 248

In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell'ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all'apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.
Devo ammettere con voi che la mia prima reazione alla vista di Le Belve tra le anteprime in uscita è stata di istintiva perplessità. Guardavo la copertina e sentivo una vocina dentro la mia testa sussurrare: questo mi sembra di averlo già visto da qualche parte. In verità, leggendo il romanzo e - in modo particolare - le note degli autori è quantomai palese l'influenza e la conseguente ispirazione a colui che è genio malvagio ed incontrastato della letteratura horror internazionale, Stephen King.

Partiamo da un premessa fondamentale: Le Belve è un romanzo perfettamente adattabile ad ogni età. Anche se il target indicato è quello prettamente adolescenziale, la prosa utilizzata e alcune vivide descrizioni rendono storia ed atmosfera quantomai indicate ad ogni lettore, e non solo quello alle prime armi. La narrazione prende il via racchiudendo - almeno a prima lettura - quelli che sono i clichè più evidenti del genere in questione: una rapina andata male, una classe di adolescenti in gita, un ex ospedale abbandonato (a me sono capitate sempre uscite didattiche molto noiose a quanto pare), personaggi stereotipati e una serie di sfortunate coincidenze che - considerato l'anno di ambientazione (2020) - non sembrano poi essere così strane.

Le Belve desta curiosità. Al suo interno, infatti, troviamo quei dettagli che ogni appassionato del genere spera ardentemente di scovare in ogni romanzo (a partire da quello adulto): mistero ed incertezza, paura ed ansia accompagnati da quel retrogusto paranormale in grado di garantire un coinvolgimento umano e sensoriale pressoché totale. Tipicamente lovecraftiano, se vogliamo avere un metro di paragone! Si presenta come una lettura pungente e nera, tetra soprattutto nella seconda parte, ricca di sfumature che si rifanno a quei colori imprescindibili di una letteratura horror che - se conosciuta - crea una sana e fuorviante dipendenza. I personaggi coinvolti nell'oscuro mistero dell'ex Boeri si ritrovano perduti e ciechi tra labirinti sconosciuti e apparentemente senza alcuna via d'uscita. Lì cambiano - uno ad uno, passo dopo passo - esponendo paure e fragilità, svelando al lettore dettagli del loro passato, sacrificandosi per gli altri e, infine, ammettendo una diversità che non fa più paura.

Leggevo Le Belve e mai - nemmeno per un istante - ho avuto anche solo la percezione che fosse scritto da due mani diverse. La prosa risulta intensa, coerente e ben costruita in ogni sua parte. Un intreccio narrativo ideato e pensato in ogni piccolo dettaglio al fine di tenere il lettore con il fiato sospeso, senza particolari appigli. Le descrizioni, poi, così chiare e dirette, precise e mai eccessive, permettono un'empatia quasi naturale con i suoi personaggi (in special modo con quello di Giulia) tale da ritrovarsi intrappolati in quegli stessi tunnel e percepirne i medesimi rumori. È incredibile come ogni scenario riesca a comporsi perfettamente davanti ai nostri occhi: ogni fruscio ci punge l'orecchio e ci obbliga a prestare attenzione ad ogni minimo spostamento d'aria, ad ogni raschiare sordo che non preclude certamente nulla di buono.

Leggere Le Belve significa addentrarsi in quell'abisso sconosciuto che è l'animo umano. Un lungo peregrinare al buio tra passato e presente che obbliga - chi decide di percorrere volontariamente quella via - ad affrontare menzogna e dolore, punizioni inflitte da chi si reputa nel giusto a coloro che credono sbagliati o diversi che sia per invidia, gelosia o semplice ignoranza.
Chi può dire chi siano le vere bestie?

Due piccole note:
1. Se avete un gatto in casa, tenetevi alla larga durante la lettura. Insomma, non si sa mai.
2. Belve, vi aspetto su Netflix!

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