[ RECENSIONE ] Figlia della Cenere di Ilaria Tuti | Longanesi

 

FIGLIA DELLA CENERE di Ilaria Tuti
368 pagine | €18.60 cartaceo
Longanesi | Acquista su Amazon


La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me. È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare. Eppure, nessun sollievo mi è concesso. Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero. Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità. Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.» Dopo "Fiori sopra l’inferno" e "Ninfa Dormiente", torna il commissario Teresa Battaglia in una storia intrisa di spietatezza e compassione, di crudeltà e lealtà, di menzogna e gentilezza. L’indagine più pericolosa per Teresa, il caso che segna la fine di un’epoca.
Ho dovuto metabolizzare qualche giorno prima di scrivere questa recensione perchè - ammettiamolo - mettere nero su bianco una delusione non è mai facile. Eppure io ci speravo. Dopo la lettura tutt'altro che soddisfacente di Luce di notte avevo quasi azzerato quell'incontro convinta - sbagliando mi pare chiaro - di fare con questo terzo effettivo capitolo un netto passo indietro e ritrovare finalmente quella scrittura che mi aveva conquistata nei romanzi precedenti. Un'illusione passeggera che si è scontrata con la realtà evidente dopo i primi capitoli.

Ilaria Tuti per me era stata una sorpresa piacevole e inaspettata. Mi aveva colpito nel suo stile complesso ed accattivante, a tratti quasi sfuggevole e affascinante sotto molti punti di vista. Aveva, poi, fatto centro con un cattivo talmente umano da lasciare il segno, coinvolgente e doloroso, portatore di un passato forte e d'impatto capace di fare la differenza, di stringere il lettore in una morsa da cui scappare era praticamente impossibile. Per non parlare di quella storia costruita nei minimi dettagli dove nulla veniva lasciato al caso che si trasformava - capitolo dopo capitolo - in un unicum perfetto con un'ambientazione vivida, inesplorata e indomabile. E poi c'era Teresa, ovviamente.

Parlare al passato in questo caso è doveroso perchè in Figlia della cenere non sono riuscita a trovare nulla di tutto questo. Anzi, molte volte (forse troppe) mi sono fermata chiedendomi che fine avesse fatto la sua scrittrice, arrivando ad abbandonare il libro sul comodino in attesa di tempi migliori. E così, mi sono trascinata per giorni una lettura che, altrimenti, avrei finito in una manciata di ore. Sì, indubbiamente, affrontare il passato di Teresa è stato qualcosa di bello, intenso e doloroso, comprensibile in buona parte arrivando fino a quella naturale empatia che mi aspettavo di trovare. Ma no, questo non è sufficiente. Se parliamo di thriller, almeno, questo a me non basta!

Ci sono cose delle persone che amiamo a cui non dovremmo mai avere accesso.
L'essere umano è fatto più di mistero che di materia trasparente
e quella proporzione fa parte della sua natura più intima.

Il cattivo della situazione vive chiaramente di rendita. Non si esprime, non si espone a sufficienza, non lascia nemmeno qualcosa in mano al lettore che non sia già di per sè evidente o facilmente intuibile. Lo stile, d'altra parte, non viene in aiuto: incredibilmente piatto, monotono, privo di quella verve creativa che mi sarei aspettata di trovare. Fin dal prologo, la sensazione è quella di assistere ad un esercizio di bella scrittura come a voler provare di saperlo fare e di essere in grado di destreggiarsi tra parole ampiamente ricercate o volteggi grammaticali. Ecco, francamente, la Tuti non ne ha bisogno. Sa scrivere, lo sappiamo, il rischio in tal caso è esattamente l'opposto: una pesantezza ingiustificabile che mi ha spinto più volte sull'orlo dell'abbandono.

Non vi sorprenderà, quindi, sapere che leggere Figlia della cenere non sia stata un'autentica passeggiata di salute. Oltre a non trovare gli elementi classici - e direi basilari - del genere in questione mi sono letteralmente trovata ancorata, messa con le spalle al muro, quasi affossata da scelte stilistiche che mai mi sarei aspettata di trovare. Pur avendo molto apprezzato l'attenzione rivolta verso un personaggio così autentico, immune da filtri, pungente e risolutivo come è quello di Teresa Battaglia, non sono riuscita a provare le stesse sensazioni che mi avevano affascinata e che mi avrebbero spinto a dire sì, qualcosa forse è mancato, però... ecco, quel però non è mai arrivato e non so spiegarmelo, davvero.

Questo per me è il saluto finale a Teresa Battaglia.
Buona vita, Commissario.

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