[ RECENSIONE ] Nato da nessuna donna di Franck Bouysse

NATO DA NESSUNA DONNA di Franck Bouysse
268 pagine | €18.00 cartaceo
Neri Pozza | Acquista su Amazon

Ogni storia è resa grande dal proprio mistero, soprattutto quando tende al dolore. Di questo è convinto Gabriel, un giovane curato di campagna, cui viene inaspettatamente affidata un’ardua missione. Un giorno una sconosciuta si affaccia al suo confessionale, bisbigliando la storia di una donna morta in manicomio dopo aver ucciso il proprio figlio. Tra i suoi abiti sono nascosti dei quaderni che il curato dovrà prelevare durante la benedizione del corpo e portare via con sé. Per quanto confuso, Gabriel acconsente alla richiesta della sconosciuta. Il giorno della sepoltura, senza neanche aprirli, afferra i quaderni e li nasconde sotto la tonaca. Tra quelle pagine, scoprirà, è contenuta una storia che non può andare perduta e non può essere dimenticata: la storia di Rose. Rose ha quattordici anni e vive con la sua famiglia a Les Landes, una vecchia fattoria, quando suo padre, per colmare i numerosi debiti, decide di venderla a un ricco signore. Ignara, la giovane viene condotta a Les Forges, un imponente castello immerso nella foresta. Nell’antica magione vivono Charles e la sua anziana madre, una vecchia arcigna magra come un chiodo, perennemente avvolta in un lungo abito nero. La moglie di Charles, Marie, malata, trascorre le sue giornate chiusa nella propria stanza, da cui non trapela mai il minimo rumore. Rose dovrebbe occuparsi della casa e della cucina, un lavoro per cui la ragazza è ben disposta. Charles e sua madre non tardano, però, a svelare il loro vero volto: il volto di un mostro a due teste che non esita a costringere la giovane donna ad accettare il più crudele degli abbandoni.
Non vi nascondo di aver fatto una certa fatica con questo romanzo. Avevo superato appena le trenta, forse quaranta, pagine e la voglia di abbandonarlo è stata molto forte. Eppure, sentivo che c'era qualcos'altro dietro quello stile così tipicamente francese, diretto e senza fronzoli, in apparenza quasi freddo e distante.  E quel qualcosa si è palesato all'improvviso, doloroso e spietato.

Ho capito più tardi ce stavano trattando sul prezzo e che non era semplice arrivare
a un accordo [...] non lo sapevo ancora, ma la merce in questione ero io.

È la storia di una bambina costretta a diventare donna nel modo più repentino, brutale, inconsapevole e violento. Lei è Rose, appena quattordicenne, venduta dal padre - con la tenue speranza di dare un futuro migliore ad una famiglia sul baratro della sopravvivenza - ad un uomo sconosciuto, freddo e imperturbabile che la fissa, la scruta con attenzione quasi famelica come fosse un pezzo di carne da usare a suo piacimento. È una storia di paura e incoscienza, di odio e sacrificio, di violenza e codardia che si nutre di uno stile abbastanza complesso con cui si fatica ad entrare in sintonia, ma che - al tempo stesso - riesce ad evocare qualcosa in più alle semplici parole scritte in bianco e nero. Le scene descritte, le emozioni che trapelano in ogni capitolo, le sensazioni che ci vengono trasmesse dalla voce narrante sono così vivide da fare male, ti entrano sottopelle, di sfiorano, ti afferrano con prepotenza tale da condurti in uno vortice inarrestabile, impetuoso, capace di lasciarti senza respiro.

Al netto di una ricerca lirica forse eccessiva, mi sono lasciata comunque trasportare dalle parole di Rose che riescono a dare voce ad una storia che non si dimentica facilmente e in grado di creare un affresco doloroso e crudele di una povertà disgraziata dietro cui si celano i peggiori abusi, fisici e psicologici. Allo stesso modo, mi sono lasciata prendere dalla voce di Gabriel che assomiglia più a quella che potrebbe cogliere impreparata ed attonita quella di ogni lettore. Un giovane curato di campagna che - nello svolgere le sue quotidiane mansioni - si trova suo malgrado ad essere unico testimone di una vita che, altrimenti, sarebbe andata perduta per sempre.

Vi sono vite che si raccontano in grandi libri, mentre io non possedevo altro che quella bambola che stringevo, una specie di libro senza pagine, che nessuno all'infuori di me sapeva leggere.

E, invece, quei diari sono la prova che Rose non è stata cancellata. Parole scritte di getto, scaturite da un'anima lacerata da un dolore indescrivibile. Una donna privata della sua naturale dignità, resa schiava nel corpo e strumento nelle mani di donne e uomini privi di scrupoli, di morale e umanità. Alcune descrizioni sono forti e d'impatto, colpiscono alla bocca dello stomaco e sono in grado di lasciare attonito il lettore proprio per le parole utilizzate. Parole e approcci che sembrano quasi freddi, distaccati dal loro originario contesta, ma che - proprio per questo - sono in grado di lasciare dietro di sè qualcosa di spezzato, di ingiusto, di doloroso che riesce a superare la barriera delle pagine scritte.

Non è un libro semplice, lo ripeto. Vi troverete spiazzati o potrete incontrare qualche difficoltà all'inizio, magari sentirete qualcosa di estraneo o di diverso, qualcosa che vi spingerà a mollare la presa. Beh, non fatelo. Andate avanti. Vi ritroverete presto immersi in qualcosa di autentico, puro, crudo. Io ho sentito l'anima stringersi e farsi sempre più piccola dinanzi ad immagini che prendevano vita davanti ai miei occhi. E ad un certo punto, quello stile così lontano da me e quelle stesse caratteristiche che mi avrebbero fatta desistere si sono azzerate, lasciando il passo ad una storia che procede a testa bassa, continua imperturbabile verso il suo obiettivo e riesce anche a stupire, proprio lì, alla battute finali.

Quindi, sì, anche con le sue macchie ed imperfezioni, ne vale assolutamente la pena.


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