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[ RECENSIONE ] Il segreto di mia sorella di Flynn Berry | Sperling&Kupfer

IL SEGRETO DI MIA SORELLA di Flynn Berry
Prezzo: 17.90€ | Pagine: 300

Nora vive lontana dalla sorella ma va spesso a farle visita in un paesino della campagna inglese. È lì che Rachel fa l’infermiera, una professione che ha scelto perché le permette di salvare la vita alle persone, ma anche perché è un osservatorio sulla violenza. E per lei questo è fondamentale per scendere a patti col passato. Una notte di tanti anni prima, infatti, le due sorelle adolescenti, dopo una festa molto alcolica, avevano preso due decisioni opposte. Mentre Nora era rimasta a dormire dagli amici, Rachel si era incamminata sulla strada di casa. E durante il tragitto si era imbattuta in un pazzo che l’aveva picchiata selvaggiamente fino a tramortirla. Da quel momento, Rachel e Nora, sconvolta dal senso di colpa, si erano unite in una caccia all’uomo ossessiva, che le aveva portate sulle tracce di altri delitti e altre violenze ma non su quelle del «loro» mostro. Non ancora. Quando Nora arriva a casa di Rachel, è sicura di trovarla in cucina intenta a preparare la cena. E invece, questa volta, la aspetta una tremenda scoperta. Appena entrata, trova il cane impiccato alla scala e, seguendo le tracce di sangue, la sorella pugnalata a morte. E anche se Rachel le ha detto di aver rinunciato a cercare il suo aggressore, Nora sa che potrebbe essere proprio lui l’assassino. Ma chi è, veramente, l’uomo capace di tanta violenza?
Dicono che la parte più difficile dello scrivere un buon libro stia nel trovare l'incipit perfetto che sia al contempo accattivante ed allusivo, che non sveli troppo e che, in poche righe, riesca a catturare l'attenzione del suo lettore. Il resto, poi, è tutto in discesa. Così dicono, appunto.

Ero davvero entusiasta di leggere Il segreto di mia sorella di Flynn Berry spinta da una copertina indubbiamente accattivante e da molte recensioni in lingua che mi era capitato di leggere nel web. A prima lettura, tutto lasciava presupporre di trovarsi davanti ad un buon thriller: una morte violenta ed improvvisa, un silenzio passato da svelare, una donna distrutta e, proprio per questo, caratterialmente perfetta per scoprire, tassello dopo tassello, tutte le carte in tavola. Peccato che le mie aspettative siano state disattese poco dopo. Spoiler: il segreto di mia sorella non è un thriller!

Qualcosa è chiaramente è mancato. Un romanzo descritto come un thriller psicologico verso cui, in realtà, non sono mai riuscita a stabilire alcuna connessione o empatia né con la storia narrata e né tanto meno con la sua protagonista femminile e unica voce narrante. Anzi, ho trovato Nora difficilmente sopportabile sia nelle decisioni che nei poco credibili comportamenti e la narrazione in prima persona scelta dall'autrice costringe il lettore ad assistere ad ogni suo più piccolo monotono pensiero, impotente e sconfortato - alla faccia del libero arbitrio. Forse è proprio questo uno dei maggiori punti deboli di questo romanzo. La totale mancanza di empatia che mai si affaccia durante l'intera narrazione condiziona in modo inevitabile il lettore tanto da impedirgli di addentrarsi nel cuore della vicenda, di prendere le parti di uno o di un altro personaggio fino a ritrovarsi al limite di una confusione che, certo, non è di aiuto.

Non c'è pathos o adrenalina. Il seme del dubbio non trova spazio in questo romanzo e, francamente, credo che proprio questo elemento sia imprescindibile se parliamo di thriller, ovviamente. E, volendo nominare il fantomatico segreto che Nora insegue ossessivamente per il 75% del suo ostinato peregrinare, posso solo dirvi che il titolo è  inesorabilmente fuorviante. La tematica trattata in questo romanzo - quella legata alla violenza sulle donne e al femminicidio - stride, poi, in modo pressoché totale con il percorso tracciato dalla Berry. Una moderna piaga sociale qui affrontata in maniera superficiale e sbagliato. Si lascia, infatti, troppo spazio alla sete di vendetta e alla bieca ossessione capaci di spingere la protagoniste verso scelte che mi hanno lasciata molto perplessa.

Ho apprezzato, invece, una parte dello stile adottato dalla Berry che, nella sua spiccata semplicità, si lascia leggere senza particolari difficoltà. Caratteristica che - d'altra parte - può rivelarsi controproducente avendo dinanzi un lettore già navigato ed amante del genere in questione. Una lettura di passaggio che io francamente eviterei. 

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