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[ RECENSIONE ] Pista Nera di Antonio Manzini | Sellerio

PISTA NERA di Antonio Manzini
Prezzo: 13.00€ | Pagine: 278

Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d'Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un'intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. Però ha talento. Mette un tassello dietro l'altro nell'enigma dell'inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav'uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l'unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida ("in natura la morte non ha colpe"), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.
Partiamo da un dato di fatto: non sono una lettrice seriale. 
Il mio cuore è stato infranto troppe volte (sì, dico proprio a te George Martin), lasciato lì in disperata attesa del libro successivo che mai ha visto la luce così da trasformare una cocente delusione in incrollabile volontà ferrea. Nessuno mi avrebbe fregata, mai più.

E, quindi, eccomi qua a parlarvi di Pista Nera di Antonio Manzini per Sellerio: primo libro della serie letteraria con protagonista il vice-questore Rocco Schiavone. Ne comprendete l'ironia, vero? In mia parziale difesa devo ammettere con voi che (forse) mai avrei letto questo romanzo se non fosse stato per un delicato e per nulla insistente intervento di tre adorabili persone, amiche e blogger. Una, in particolare, di cui non farò il nome - La Libridinosa - non solo ha giocato sporco regalandomi una copia del romanzo, ma ha instillato in me quella pungente curiosità che si è trasformata in ansia e poi in consapevolezza. Della serie: ci ha preso un'altra volta, dannazione! 


Mi sono innamorata di Rocco Schiavone a pagine 18. ( « Rocco Schiavone aveva una sua perosnalissima scala di valutazione delle rotture di coglioni che la vita insensibilmente gli consegnava ogni giorno... » ) 
Non credo sinceramente che esista nulla di paragonabile a questo personaggio nel panorama letterario italiano. Schiavone è stronzo, questo è un dato di fatto. Noi lo sappiamo, lui pure e ci sta benissimo così. La sua romanità schietta insieme a modi irruenti e al limite della richiesta legalità, fanno di Schiavone un personaggio peculiare e per nulla scontato che, a prima vita, potrebbe anche facilmente trarre in inganno. E, invece, dietro quella maschera di proverbiale indifferenza e mascolinità si nasconde qualcosa di molto profondo, di intimo e fragile che Manzini accenna soltanto. Un personaggio vestito di tanti strati, diversi e complementari: questo mi ha conquistato di Rocco Schiavone. Un punto forte così ben assestato che si intreccia, poi, con un giallo coinvolgente e ben strutturato, parzialmente carente di quel pathos a cui spesso faccio riferimento, ma che sa in egual modo tenere alta l'attenzione e la curiosità morbosa del suo lettore. E qui, giusto per non allontanarmi troppo dalla mia comfort zone, la morbosità non manca, ve lo posso assicurare! Manzini, infatti, grazie ad uno stile narrativo diretto e coinvolgente, sa districarsi in modo perfetto tra descrizioni violente e spiccata ironia, creando un gioco di luci ed ombre che non vi permetterà di mollare facilmente la presa. 

Quindi, riprendendo quanto detto in apertura, non sono una lettrice seriale. 
Eppure, con Rocco Schiavone, Antonio Manzini è riuscito in pochissime righe a travolgere ogni mia certezza, regalandomi un personaggio di cui avevo estremo bisogno. Un personaggio che, a detta di alcune persone, è capace di rispecchiare una parte di me che non riesco facilmente a celare. Uno spirito così affine che avrei voluto davvero fosse reale. (Giallini scappa finchè sei in tempo!) 
Non preoccuparti, vice-questore, ci vedremo molto presto. Questa sì che è una promessa!

4 commenti

  1. Benvenuta (finalmente) nel tunnel della Rocco-dipendenza. Sappi che da questo romanzo in poi è tutto un crescendo!

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  2. Non faccio nomi... a bucccciarda!

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