[ RECENSIONE ] La bambina che amava Tom Gordon | Sperling

LA BAMBINA CHE AMAVA TOM GORDON di Stephen King
320 pagine | 9.90€ cartaceo
Sperling & Kupfer | Amazon Influencer


"Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare". Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 Gordon sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: 'Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria'. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva.
La bambina che amava Tom Gordon di Stephen King è stata la mia lettura di transizione tra un 2020 di cui non sentirò particolarmente la mancanza e un nuovo anno che spero faccia il suo dannato lavoro. Non ti dico di sorprendere, prova almeno ad essere normale. Avevo letto solo cose meravigliose su questo romanzo, quindi, capirete bene, le mie aspettative erano in partenza molto alte. L'incipit - come spesso accade nei suoi romanzi - si è rivelato essere un vero colpo al cuore, forte ed incisivo, quasi violento nelle sue prime parole, lasciandomi addosso sensazioni molto, ma molto positive.

Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare.
Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni.

Sensazioni che - come una doccia fredda - si sono dissolte dopo una manciata di capitoli.

Trisha McFarland è una bambina di appena nove anni, sveglia ed intuitiva, molto più matura della sua età. Durante un'escursione in montagna con la madre e il fratello maggiore, non volendo ascoltare per l'ennesima volta le urla e le parole velenose dell'ennesimo litigio, decide di allontanarsi dal sentiero principale per un bisogno strettamente fisiologico. Quello sarà l'inizio del suo incubo peggiore.

Cosa accade, poi? Nulla, la trama finisce qui.
Stephen King costruisce un romanzo sulla base di due soli elementi: una bambina di nove anni e la foresta del Maine. Sì, lo so, c'è la scrittura di King in grado di dare la spinta al lettore che - altrimenti - ne sarebbe uscito apatico e senza particolari emozioni da raccontare, eppure questa volta non è bastato. Oltre a non aver pienamente compreso alcune scelte strettamente narrative, mi sono ritrovata essenzialmente circondata dal nulla, senza riuscire a trovare quell'appiglio mentale che mi aspetto di subire quasi inerte in ogni romanzo di King. Fa male confessarlo: mi sono annoiata.

Se da una parte troviamo la bellezza famelica della sua scrittura, dall'altra ci sono alcune parti centrali alla narrazione in cui non si riesce a percepire quel particolare in grado di smuovere il lettore, di tenerlo sulle spine cosciente che qualcosa prima o poi salterà fuori, capace di afferrarlo e condurlo sino al suo epilogo.

Nello specifico, ho amato quando Stephen fa il King e abbraccia la parte psicologica del romanzo. Riesce attraverso una scrittura diretta e tagliente - quasi telegrafica - a dare completa visione al senso mortale della fame così come alla crescente paura di non farcela o alle allucinazioni che - in modo inevitabile e quasi naturale - popolano una mente provata fino allo stremo. Quello che mi ha fatto un po' storcere il naso, invece, è vedere tutto questo proiettato su una bambina di nove anni, perdendo in questo caso una presa evidente con la realtà e mancando di coerenza con una normalità infantile che mi sarei aspettata. Stephen King ama mettere i bambini al centro dei suoi romanzi, ma con Trisha McFarland - forse - si è spinto un po' troppo oltre. È davvero possibile per una bambina così piccola e fragile (per quanto sveglia e matura possa essere) addentrarsi coscientemente nel cuore di una foresta sconosciuta e continuare a farlo senza perdere la ragione o scoppiare almeno in un pianto disperato?

Una lettura che procede oltre senza particolari scossoni. Un romanzo che  non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo o almeno come mi sarei aspettata dal suo promettente inizio. 

Questo 2021 parte con una mezza delusione.
No, non ci siamo. Davvero.

2 commenti

  1. King è un autore di cui ho letto poco e vorrei approfondirlo.
    Però questo lo eviterò senza indugio 😁
    Buon anno!!

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    Risposte
    1. Ciao Angela, King è un autore che indubbiamente merita. Avendo una carriera a dir poco prolifica - statisticamente parlando - è anche normale trovare qualcosa di non particolarmente gradito. Poi, ecco, dipende anche dal gusto di chi legge e dalle sue aspettative. Le opzioni sicuro con lui non mancano :) Buon anno anche a te.

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