[ RECENSIONE ] Noah di Sebastian Fitzek | Einaudi

NOAH  di Sebastian Fitzek
540 pagine | €21.00 cartaceo

Non sa come si chiama, né da dove viene. Non ha casa, soldi, memoria. Non gli restano che una ferita d'arma da fuoco a una spalla e un nome tatuato sul palmo della mano: Noah. Febbraio, Berlino. Insieme a Oscar, Noah fa la coda fuori da un asilo per senzatetto. Ma non sa se il suo nome sia davvero Noah, né se lui sia davvero un barbone. Sa di parlare tedesco con un accento strano, e che Oscar - senzatetto vero, fissato con la numerologia e le cospirazioni l'ha trovato agonizzante vicino a dei binari. Ma come recuperare la memoria? Come capire chi è e perché qualcuno ha tentato di ucciderlo? Se Noah potesse prevedere il vortice di eventi in cui lo trascinerà la ricerca del passato, forse rimarrebbe in quella coda. Ma l'istinto - il suo istinto di soldato addestrato, forse di killer - lo spinge ad andare avanti; e nella caccia adrenalinica alla verità Noah scoprirà che a rischiare di morire, insieme a lui, sono milioni di persone.
Si stava diffondendo una pandemia con sintomi simili a quelli dell'influenza
e che, se non veniva curata, portava dritta alla morte.

Signore e signori, benvenuti nel 2020!
Anzi no, non sappiamo con precisione l'anno di ambientazione di questo romanzo, ma solo che è stato pubblicato nel 2014, esattamente 6 anni prima dall'anno horribilis appena trascorso (oddio, non che questo sia meglio), fatto che mi ha lasciato addosso un lieve, persistente strato di inquietudine durante la lettura, non ve lo nascondo. Ma chi è Noah? Ci troviamo nel sottosuolo berlinese in compagnia di un senzatetto di nome Oscar e di un uomo del mistero. Senza identità, senza documenti, senza un passato da raccontare a parte sfuggevoli flashback e un nome scritto sulla mano, Noah appunto.

Con una brutta ferita alla spalla destra che non sa spiegarsi e mentre il mondo sta lottando contro una pandemia incontrollabile e sconosciuta, Noah decide di andare a caccia del suo passato: qualcuno lo vuole morto per qualcosa che dovrebbe possedere, ma di cui non ha alcuna memoria. Sarà l'inizio di un incubo ad occhi aperti alla ricerca disperata delle sue origini. Una lotta personale che parte proprio dalla sua testa e che coinvolgerà, suo malgrado, milioni di persone innocenti in tutto il mondo. Chi si nasconde dietro quel nome tatuato maldestramente sulla mano? Cosa celano quei sparuti ricordi che lo sorprendono improvvisamente come un sogno premonitore? In un romanzo che si allontana da ospedali psichiatrici e inafferrabili serial killer (Il ladro di anime), Sebastian Fitzek crea una storia ricca di personaggi, fatti e colpi di scena che afferreranno il lettore in una morsa incontrollabile che non lascerà la presa nemmeno per un istante.

Noah è senza dubbio un libro particolare, ad ampio spettro. Un thriller articolato in grado di unire in un solo romanzo - e in modo credibile - spionaggio, azione e complottismo riversato in una trama complessa e mai banale che si costruisce tra le Filippine, Berlino e Amsterdam, gli Stati Uniti e arrivando fino a toccare Roma nei capitoli conclusivi. Luoghi immersi - anche se a diverso titolo - nelle conseguenze dirette della pandemia in corso: Sebastian Fitzek non si lesina in descrizioni e fondamentali dettagli su quanto avviene e su quello che ogni personaggio è in grado di osservare. Alle file in coda ai supermercati, farmacie prese d'assalto, isterie e psicosi, quarantene obbligatorie e coprifuoco preventivi si affiancano organizzazioni internazionali, cospirazioni e decisioni inappellabili che, alla luce di quello che stiamo vivendo da più di un anno, risultano essere ancor più d'impatto, decisive e inquietanti per quanto credibili e realistiche. Buoni e cattivi si confondono in un gioco pericoloso e letale dove le singole pedine si mescolano tra loro così bene da confondere e ribaltare ogni singola previsione.

Da che parte stare, quindi? È difficile puntare su qualcuno senza farsi del male. Colpevoli e innocenti, vittime e carnefici possono assumere le forme più diverse a seconda del punto focale di osservazione. Questo Fitzek lo sa bene ed è proprio in questa ancestrale incertezza che gioca le sue carte migliori, spingendo il lettore ad una lettura vorace, immediata, senza pause.

Pur mancando alcuni punti chiave riscontrati in altre sue pubblicazioni, la frenesia psicologica non viene meno e si delinea chiaramente durante la narrazione assieme ad uno stile narrativo incisivo e molto scorrevole, in grado di tenere sempre alta e vigile quella curiosità insaziabile che contraddistingue il suo naturale approccio alla storia. È fantasia, chiaramente, eppure questa sorprendente particolarità denota un'attenzione maniacale che va ben oltre la costruzione di un romanzo: c'è un forte studio alla base diretto, in modo specifico, alle problematiche ambientali di sfruttamento e sovrappopolazione che si respirano ampiamente durante la narrazione. Tematiche che Fitzek tiene a precisare, prendendo chiara posizione, nelle note finali dell'autore  da leggere con attenzione, ma solo alla fine, mi raccomando!

2 commenti

  1. Io adoro i psycothriller ma non ho letto nulla di Fitzek. Vorrei rimediare subito e tu mi consigli di iniziare con "Il ladro di anime" o con il romanzo che hai ora così ben recensito? Un saluto :)

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    1. Ciao! Ammetto di averlo scoperto da poco ( e in ritardo) anche io. Tra i due credo che comincerei comunque con Il ladro di anime, più purista del genere. Mentre qui abbiamo una maggiore contaminazione con più dettagli diversi. Anche se, emotivamente parlando, vista l'ambientazione Noah colpisce maggiormente. Maledetta pandemia. Un saluto anche a te :)

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