[ RECENSIONE ] La legge del silenzio di Kimberly McCreight | Nord


LA LEGGE DEL SILENZIO di Kimberly McCreight
340 pagine | €18,60 cartaceo
Casa Editrice Nord | Amazon Influencer

Quando una moglie viene uccisa, il primo indiziato è sempre il marito. Se poi la moglie viene trovata in casa, ai piedi delle scale, con accanto il marito sporco di sangue, è praticamente un caso chiuso. Lizzie Kitsakis lo sa bene, avendo lavorato per anni come procuratore federale, prima che le difficoltà economiche della famiglia la costringessero ad accettare un posto meglio retribuito in un prestigioso studio di avvocati difensori. Stavolta però è diverso: il marito in questione, infatti, è Zach Grayson, un suo vecchio amico, nonché l'ultima persona che crederebbe capace di un gesto simile. Ai tempi del college, Zach era un giovane onesto e gentile; adesso è un imprenditore di successo, un pilastro della comunità di Park Slope, la zona più esclusiva di Brooklyn. Eppure, raccogliendo le dichiarazioni dei vicini, pian piano Lizzie si rende conto che quelle famiglie sono felici sono in apparenza e tra loro si celano invidie, rivalità e rancori. E, la sera del delitto, tutti hanno partecipato a una festa nella villetta accanto a quella di Zach, festa di cui nessuno accetta di rivelare i dettagli. Possibile che uno di loro sia il vero colpevole? Per scoprirlo, Lizzie dovrà scavare nel passato degli invitati, anche a costo di violare la legge non scritta che vige in quel quartiere: la legge del silenzio.
Mi sono sentita naturalmente attratta da questo romanzo spinta quasi da una forza magnetica inspiegabile. Che dite, sarà il titolo? Silenzio a parte, non avendo mai letto nulla della McCreight - alla terza pubblicazione con la casa editrice, ndr. - è stato per me quasi un azzardo, una scommessa, un completo salto nel buio in quel mondo oscuro (seppur tremendamente variopinto) del genere thriller che così tanto amo e che - altrettanto intensamente - mi fa penare. Non certo per colpa sua, s'intende.

Non credo che si possa fingere che qualcosa non sia successo.
Chiudendo gli occhi non impediamo alle cose brutte di trovarci.

Lizzie è un giovane avvocato in carriera costretta a rivedere troppo presto i suoi piani e le sue stesse ambizioni per proteggere un matrimonio sul limite di un baratro quasi definitivo, almeno fino a quella chiamata inattesa che stravolgerà tutto, completamente. Amanda è una donna tormentata da un passato doloroso che non sembra più darle tregua con un figlio che ama più della sua stessa vita e un marito assente, incapace di amarla o anche solo comprendere il suo perenne, insostenibile disagio. Amanda è morta e Zach - il marito - è l'unico sospettato, sarà compito di Lizzie provare la sua innocenza.

La legge del silenzio è un'astuta ragnatela di bugie e verità, apparenze e finzioni, fugaci ossessioni e continui compromessi. Sono due i filoni narrativi che contraddistinguono il passato (Amanda) e il presente (Lizzie) in grado di stanare alcune lacune, rimarcare determinati dettagli e lasciare indietro risposte fuorvianti perfettamente capaci di giocare con la mente del lettore fino all'atto finale. Come accade spesso, ambientazione dell'intera vicenda è un perfetto quartiere residenziale dell'alta borghesia americana patinato e scintillante, apparentemente perfetto, dove tutti si conoscono e nessuno desidera mostrare la verità che si nasconde dietro la maschera.

Tutti sanno fingere a Park Slope e la presunzione d'innocenza è solo un lontano ricordo. Un romanzo caratterizzato da uno stile particolarmente scorrevole dove agli elementi cardine del genere thriller si affiancano dettagli mistery e legali che non sfigurano, ma che - anzi - denotano una base tecnica notevole. C'è uno studio nei dettagli che riesce a fare la differenza e, credetemi, in questi casi, cadere in strafalcioni giudiziari è davvero un gioco da ragazzi. Non aspettatevi un romanzo dal ritmo serrato e costellato da imprevedibili plot twist fin dalle prime battute, chiaramente non è questo lo scopo principale dell'autrice. La legge del silenzio è più una scoperta leggera e a piccoli passi che si muove all'interno di maglie più complesse di quanto si potrebbe pensare a prima vista, intrappolate in quelle relazioni di coppia capaci di nascondere bene il marcio sotto il tappeto pur di presentare una superficie immacolata, pura e perfetta destinata a crollare come un castello di carte alla prima leggera scossa di terremota. Figuriamoci un omicidio. Nulla è come sembra e chiunque è colpevole, a suo modo.

I personaggi sono delineati in modo abbastanza soddisfacente, in particolare Lizzie e Amanda. Anche se filtrati dalla narrazione in terza persona, la McCreight riesce a creare un legame diretto con il lettore, entrando così nelle loro vite e in quel passato in grado di segnare il presente in un modo inequivocabile seppur poco percepibile, a primo impatto. D'altro canto, però, ci sono mancanze che non sono riuscita a comprendere fino in fondo. Alcuni attori in scena fanno una comparsa appena tangibile per poi scomparire dietro le quinte senza lasciare alcun segno o una spiegazione. Un'assenza psicologica che si è fatta sentire e che, al momento giusto, forse, avrebbe portato quel pathos iniziale che fatica a decollare e che, invece, risuona sempre più forte una volta entrati nella seconda parte della narrazione. E i colpi di scena? Sanno fare il loro lavoro, forse non sono così eclatanti come ci potremmo aspettare, ma vengono assestati nel modo giusto e sono in grado di lasciare il lettore con quel briciolo di curiosità ancora insoddisfatta che lo porta ad una lettura implacabile, senza pause.

A conti fatti, non posso dire di avere tra le mani il romanzo rivelazione dell'anno o che La legge del silenzio sia l'emblema del thriller perfetto, ma credo che - proprio per lo stile linguistico adottato, il coinvolgimento progressivo e la storia in sè raccontata - possa permettere un adattamento inclusivo ad ogni genere di lettore che sia oramai navigato o ancora incredibilmente acerbo del genere in questione.

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