Helter Skelter di Vincent Bugliosi e Curt Gentry - Storia del caso Charles Manson | Culto o follia?

HELTER SKELTER - Storia del caso Charles Manson di Vincent Bugliosi e Curt Gentry
561 pagine | €13.00 cartaceo
Mondadori | Acquista su Amazon 

 La storia di Charles Manson è forse il caso di omicidio satanico più famoso di tutti i tempi. Quella notte a Hollywood, era il 9 agosto del 1969, morì una delle modelle più celebri del momento: Sharon Tate, incinta del marito Roman Polansky. In questo libro Vincent Bugliosi, il pubblico ministero nel processo contro Manson, racconta l'intero corso delle indagini che portarono alla condanna del diabolico Charles, con quello che è il più celebre e venduto libro di true crime di tutti i tempi.
Credo che il mio interesse per la psicologia criminale sia scaturita - romanzo dopo romanzo - proprio dalla mia comfort zone. Amando il thriller psicologico mi sono trovata invischiata in storie (più o meno valide) dove la trattazione psicologica rappresentava o avrebbe dovuto rappresentare la parte più importante, tagliente ed affascinante per quanto crude potessero sembrare determinate circostanze o descrizioni. Dopo aver letto Mindhunter (recensione) e Helter Skelter - in modo particolare - posso dirvi senza troppi giri di parole che la fantasia non è nulla di nemmeno lontanamente paragonabile alla realtà: quella pericolosa e amorale, violenta e folle, letale in modo inevitabile.

Helter Skelter è l'essenza stessa del male e Charles Manson la sua perfetta incarnazione. Il saggio scritto da Curt Gentry e Vincent Bugliosi - il pm incaricato al processo - si divide in otto parti: le prime due ci appaiono quasi come resoconti di polizia, presentati in terza persona, capaci di raccontare in modo sempre dettagliato senza particolari filtri o censure, ma altrettanto semplice e schematico. gli eventi legati ai due omicidi (Tate e LaBianca), le ore precedenti e quelle immediatamente successive, una critica evidente all'incompetenza plateale della polizia di Los Angeles chiamata ad intervenire sulle scene del crimine e una panoramica inequivocabile sui volti di quel gruppo eterogeneo di criminali che verrà, poi, conosciuto come La Famiglia. Dalla terza parte in poi, invece, la narrazione si sposta in prima persona e a prendere la parola è proprio Vincent Bugliosi riportando nero su bianco un'analisi dettagliata e controversa del movente e del processo, di Charles Manson e della sua incontrovertibile follia, dei suoi ragazzi e di un culto che ancora oggi risuona mai dimenticato come una delle pagine più oscure e affascinanti della storia americana.

Un cambio repentino di linguaggio che non disturba, ma che anzi permette un approccio ancor più diretto, consapevole ed emblematico con tutto l'orrore che saremo chiamati ad affrontare, pagina dopo pagina. Leggendo Helter Skelter mi sono presto resa conto di quanto poco sapessi realmente di Charles Manson e della sua Famiglia per non parlare di tutte le implicazioni sociali, culturali e del sistema connesse agli eventi di cui si è fatto mandante ed esecutore. Lo stesso Manson descriveva la prigione come il suo unico padre e chiedeva quasi disperatamente di non essere liberato dalla sua casa. Se il sistema lo avesse ascoltato, forse, avrebbe almeno 45 morti in meno sulla coscienza.

A colpirmi non è stato solamente l'efferatezza dei modi (una violenza talmente inumana incontrata nemmeno nel più splatter dei film horror) o la freddezza delle persone coinvolte (le testimonianze denotano una totale normalità nei gesti e nelle decisioni: togliere la vita a qualcuno non era sbagliato, ma qualcosa di dovuto, quasi liberatorio, una sorta di missione), ma la straordinaria capacità di Manson di persuadere altre persone ad uccidere in suo nome. E questo persone credevano in lui, appoggiavano il suo culto, la ricerca costante dell'Helter Skelter (la guerra definitiva tra bianchi e neri), bramavano la sua attenzione, lo venerano come un dio e lo amavano, sì, lo amavano fino all'estremo.

Charlie predicava sempre l'amore. Ma non aveva nessuna idea di cosa fosse l'amore.
Charlie era la cosa più lontana che ci fosse dall'amore.
Il trip di Charlie è la morte.

Non voglio sintetizzare in poche parole quale fosse la follia racchiusa nella mente di Manson perchè - in tutta onestà - quelle parole probabilmente non basterebbero a rendere la reale portata del suo pensiero, del suo culto, di una genialità malata che, in ogni caso, non può essere sottovalutata. Vi basti pensare che Charles Manson basava la sua missione omicida (poi condivisa) su tre elementi: l'Helter Skelter, le canzoni dei Beatles e il capitolo 9 dell'Apocalisse. Religione, amore e sesso erano i suoi punti di forza attraverso i quali riusciva a piegare le menti di giovani - già di base fragili e spezzati - che in lui erano riusciti a trovare un posto in cui vivere, un padre da cui prendere esempio ed amore, un futuro senza regole, divieti o inibizioni. Tutto questo è sopravvissuto alla condanna a morte - poi tramutata in ergastolo - e alla morte stessa di Charles Manson.

Un nome che è diventato metafora vivente del male, portando il suo titolare a proporzioni quasi mitiche. Manson è diventato il simbolo del lato oscuro e malvagio dell'umanità. Ma perchè desta ancora interesse? Credo che sia il fascino della paura a scuotere la curiosità di molti. E, come accaduto per altri uomini che lo hanno preceduto, ci si interroga sempre su come sia stato possibile che tutto ciò sia avvenuto senza alcun intervento perchè Manson poteva essere fermato, ma non è stato fatto. Si è preferito definirlo folle, pazzo, malato senza riuscire a scorgere la reale portata del suo magnetismo criminale, la sua capacità di sconvolgere le menti e di piegarle al suo volere. Ancora una volta, si è capito troppo tardi.

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