[ RECENSIONE ] UN LITRO DI LACRIME di Aya Kitō | Rizzoli

UN LITRO DI LACRIME di Aya Kitō

190 pagine | €8.00 cartaceo

Rizzoli | Link Affiliato Amazon


Nel vasto mondo asiatico, il diario di Kito Aya ha conosciuto un successo inarrestabile: pubblicato sul finire degli anni Ottanta in Giappone, ha venduto oltre un milione di copie. Una platea affollata per il racconto in prima persona di una ragazzina quindicenne che ha ispirato e incantato un intero continente. Aya racconta dieci anni della propria vita, racconta l'adolescenza e l'inizio dell'età adulta, una vita come tante, ma senza prospettiva, un'esistenza minata dalla malattia, ecco la differenza. Ed è racchiusa qui la potenza di queste pagine: nella ribellione, nell'ironia, nella fragilità che si trasforma in forza, che fanno di Aya un simbolo, una figura di culto. Perché, al di là della sua particolare condizione, è riuscita a gridare con voce limpida cosa vuol dire diventare grandi, e a contare quante lacrime servono per affrontare le sconfitte.
Un litro di lacrime per me è stata una delusione. Mi sento davvero in difficoltà, dovete credermi. Sembra quasi ingiusto o eticamente sbagliato parlare in questi termini di una storia vera e di una ragazza che ha perso la sua battaglia contro una malattia terribile, dolorosa e dilaniante come la atassia spinocerebellare. Per questo motivo ho dovuto mettere una barriera e separare bene le due cose: da un lato la parte umana che rispetto con tutta me stessa e dell'altra quella letteraria che con me non ha funzionato, non come mi sarei immaginata. A dire il vero, fin dalle prime pagine mi sono sentita destabilizzata.

Mi capita spesso di emozionarmi leggendo un libro, non lo nascondo. E in certi romanzi arrivo a sentire quasi mia la storia narrata da percepirne il dolore raccontato, quel senso claustrofobico che ti obbliga a fermarti, asciugare gli occhi oramai colmi di lacrime e andare avanti. Ecco, queste erano le sensazioni che mi sarei aspettata di trovare in quelle pagine. Eppure non stava accadendo nulla di tutto questo. C'è forse da fare un paio di premesse. Un litro di lacrime non è altro che il diario personale scritto da Aya Kitō dai 14 ai 19 anni dove - come ogni adolescente - mette nero su bianco tutta la sua vita senza particolari attenzioni o filtri: le paure, le illusioni, i dubbi, le incertezze. Ogni pensiero che le passa per la testa trova posto in quel diario legato a filo diretto a quella bastarda malattia scoperta un po' per caso che porta un nome difficile che ancora nemmeno conosce, ma che riesce a scorgere benissimo nel suo corpo, piegato in pochissimo tempo a quei sintomi che non possono essere negati né tantomeno fermati. La seconda premessa è legata alla cultura giapponese: secolare e affascinante, a volte incomprensibile e così lontana dalla nostra. 

Le parole mi sono passate sotto gli occhi senza alcuna forza con un approccio generale quasi distaccato, freddo, a tratti forzato. Sì, senza dubbio questo fa parte del mondo nipponico, lì dove esiste quel sacro pudore dei sentimenti che impedisce di esternarli in modo repentino, quasi veemente come accade a noi. La storia umana è in sè incredibilmente forte e coraggiosa, riesco a mente lucida a comprendere come possa essere diventato un libro cult in Giappone e un esempio per quanti sono chiamati ad affrontare lo stesso percorso di Aya, ma se ora vi scrivessi che questo libro mi ha lasciato dentro qualcosa, beh, mentirei. Purtroppo non ho trovato quello che mi sarei aspettata, se non in piccolissima parte. Ci sono senza dubbio dei spunti di riflessione e io stessa, durante la lettura, ho messo da parte il libro per informarmi e capire una realtà che sinceramente non conoscevo. Questo, sì, è un grande pregio della lettura e - come scrive Aya - permette di coltivare l' abilità del comprendere il cuore degli altri, ma non è bastato, non questa volta. 

In conclusione, credo che Un litro di lacrime non sia un libro per tutti. È una lettura molto personale sia nell'approccio e nella scrittura che nelle reazioni. Non credo che tutti possano reagire allo stesso modo. Prendete due persone e fategli leggere questo libro allo stesso momento. Vi posso assicurare che avranno - con buone probabilità - sensazioni anche diametralmente opposte. E parlo per esperienza diretta. E non è per freddezza o mancanza di empatia o insensibilità verso la tematica,  si tratta di fattori esterni - in buona parte non razionali - che hanno  ben poco a che fare con la lettura in sè.

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