[ RECENSIONE ] La casa senza ricordi di Donato Carrisi | Longanesi

La casa senza ricordi di Donato Carrisi
400 pagine | €22.00 cartaceo

Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell’Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l’ha nutrito, l’ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. L’unico in grado di risvegliarlo è l’addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa.
E anche questa prima recensione dell'anno ce la siamo giocata. Bene, ma non benissimo, direbbe qualcuno. Ebbene sì, come accaduto lo scorso anno, anche il nuovo si apre con una delusione e non di quelle facili da digerire. Dovrei essere abituata, in effetti. Negli ultimi 48 mesi è accaduto con Stephen King, prima, poi con Ken Follett e - più di recente - con Ilaria Tuti. Credevo di aver raggiunto oramai il massimo consentito e, invece no, questo 2022 riesce a sorprendermi e siamo solo all'inizio.

Sono passati alcuni mesi dall'epilogo di La casa delle voci, romanzo con cui abbiamo incontrato per la prima volta l'ipnotista Pietro Gerber, conosciuto come l'addormentatore di bambini. Un uomo dal passato non facile e da un presente tutt'altro che lineare chiamato questa volta ad affrontare un compito forse ancora più difficile: ridare la voce ad un bambino senza ricordi. Nikolin era scomparso circa otto mesi prima con la madre in circostanze mai chiarite, ritrovato da poche ore nei pressi della Valle dell'Inferno da un'anziana allevatrice di cavalli, solo e sperduto, ma stranamente non spaventato con vestiti puliti e in apparenza curato, senza traumi visibili. In realtà, Nico sembra rinchiuso in una stanza nascosta, inaccessibile a molti, trincerato dietro un invalicabile mutismo selettivo. Riportarlo indietro e scoprire la verità sembra essere l'unico modo per salvarlo. Un compito che solo Pietro Gerber può portare a termine, ma a quale prezzo?

Per quanto mi riguarda alto se consideriamo il prezzo di copertina che non corrisponde a quanto riscontrato tra le pagine di La casa senza ricordi. Un romanzo che, sì, senza dubbio scorre bene sotto gli occhi incuriositi del suo lettore e desta quel minimo sindacale di curiosità richiesta, ma si ferma lì senza dare nulla di più, senza smuovere quel quid che da Carrisi mi sarei aspettata. Indaga la mente umana e lo fa da ben più di un punto di vista, si sforza (forse troppo) di mettere tanta carne al fuoco, lasciando indietro troppi elementi che - proprio in questo genere - sono fondamentali, vitali, necessari per riuscire a fare la differenza.  È mancato il mordente, gli intrecci narrativi, la complessità adrenalinica. Colpi di scena - pochissimi - che non lasciano il segno come dovrebbero, domande su domande che si sommano senza trovare risposta, una storia slegata e poco convincente con aspetti positivi che vengono incomprensibilmente lasciati indietro.

Poi c'è l'aspetto psicologico che veste la parte da protagonista. In altri casi, fiore all'occhiello e punto di forza del romanzo in questione, qui, invece, quasi soffocante, privo di pathos, ripetuto, quasi scontato. Mi sono ritrovata circondata da nozioni su nozioni tecniche e non necessarie che spesso risultavano anche poco risolutive ai fini stessi della trama. A stupirmi in negativo è stato anche un finale che non ha una vera fine. Carrisi lascia al suo lettore un epilogo sospeso - e di questo non siamo di certo sorpresi - ma che in questo caso risulta interessante e rischioso al tempo stesso. Se da una parte tiene viva la curiosità in attesa del prossimo inevitabile capitolo, dall'altra decide di lasciare ben poco in mano al lettore che potrebbe trovarsi perso e - in modo molto probabile - fortemente insoddisfatto. Per me, questa volta, il rischio ha superato di gran lunga l'attesa. 

Pur rimanendo evidente il talento narrativo di Carrisi, questa volta lo scrivere bene non è stato sufficiente. Ci sono state troppe mancanze, troppe aspettative disattese. Ecco, mi aspettavo qualcosa di diverso, un passo in avanti rispetto a quanto dato dal suo precedente e, invece, a conti fatti, mi sono ritrovata davanti ad un inequivocabile e doloroso nulla di fatto. Faccio un profondo respiro anche ora, mentre scrivo queste parole che mai avrei pensato di poter mettere nero su bianco. Solitamente non amo fare paragoni, ma arrivati a questo punto credo sia inevitabile. Con La casa senza ricordi siamo ben lontani dal Carrisi di Il Suggeritore o della stessa Casa delle voci. Spero di ritrovarlo, prima o poi.

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