[ RECENSIONE ] La casa infestata di Place du Lion d'Or a cura di Fabio Camilletti | Abeditore

 

LA CASA INFESTATA DI PLACE DU LION D'OR a cura di Fabio Camilletti
194 pagine | 15.00€ cartaceo


Nell'autunno del 1786 una famiglia britannica sperimentò fenomeni inquietanti in una casa delle Fiandre francesi: la storia venne pubblicata per la prima volta nel 1822 e continuò a essere narrata e rinarrata per più di un secolo, trasformandosi in una vera e propria leggenda contemporanea prima di sparire nell'oblio. Questo libro raccoglie tutte le testimonianze su questo Amityville Horror del 1786, fra resoconti di prima mano, pubblicazioni anonime e rielaborazioni narrative, fra cui la sorprendente reinterpretazione che del caso fece Charles Dickens in uno dei suoi racconti natalizi. Del resto, come si sa, anche se i fantasmi non esistono, esistono tuttavia le storie che ne parlano: le quali - specialmente nell'epoca delle fake news - hanno ancora molto da insegnarci sull'affidabilità di fonti e testimonianze, sul piacere che si prova a essere ingannati e sull'importanza dei dettagli nella ricerca della verità. Da questo punto di vista, quello del fantasma di Place du Lion d'Or è un perfetto esempio di caso ancora aperto.


Quello che ho trovato dentro Place du Lion d'Or di Fabio Camilletti - capace di racchiudere un interessante approfondimento sulla letteratura di genere - non è esattamente ciò che mi aspettavo. Eppure non mi ha affatto deluso, anzi. Partendo proprio dalla sua accurata introduzione mi sono lasciata trasportare da appunti, riferimenti, vecchie annotazioni, leggende e stiracchiate verità che mi hanno confermato la ragione principale di tanto successo. 

Perchè siamo così affascinati dalle storie di fantasmi?

Non sono un' appassionata del paranormale, certo. Sono più una del non ci credo, anche se. Le storie d'altronde non mancano: alcune volte tramandate di generazione in generazione, altre volte puntualmente romanzate per garantirsi maggiori vendite e ancora pura ispirazione per romanzi e saghe cinematografiche in grado di catalizzare attenzione e quella giusta dose di sfrontata curiosità. D'altronde Fabio Camilletti lo ripete più volte durante la narrazione: sì, i fantasmi non esistono, ma esistono le storie che parlano di loro. E tra queste Place du Lion d'Or è una di quelle che rischiava di essere dimenticata, caduta oramai in un oblio difficile da recuperare. 
Non vi parlerò della storia in sè per non togliere l'incauto piacere della scoperta, ma vi renderete conto di come una storia così tramandata, rivista, modificata o abbellita secondo necessità possa arrivare a noi in un modo molto diverso rispetto al suo originale.

Su questa, ad esempio, datata 1786, molti scrittori dell'epoca hanno agito a proprio piacimento, aggiungendo dettagli mancanti o modificandone altri per rendere la storia di fantasmi - secondo loro giudizio - più appetibile e adatta al loro pubblico. Altri ne hanno scritto traendone il giusto profitto come Lord Halifax con Libro di fantasmi o Catherine Crowe con Il lato notturno della natura. Un libro che ha segnato il passaggio dalle più conosciute antologie a malapena raffazzonate e tenute insieme a vere e proprie opere strutturate in grado di conciliare il soprannaturale alla divulgazione scientifica, non senza qualche intenzionale manipolazione.

Era inutile nascondere quanto era accaduto quella notte.
Qualcosa di tremendo e misterioso doveva aver avuto luogo.

Non mancheranno critiche, verranno messi paletti e qualche velo arriverà a cadere inesorabilmente, ma questo è anche lo scopo che si è prefissato l'autore: non solo farci conoscere una storia di fantasmi (a mio avviso molto dolorosa), ma anche raccontare la vera natura di queste lontane e dimenticate parole che - nel bene e nel male, vere o fantasiose che siano - non mancano di affascinare migliaia di lettori in tutto il mondo, generazione dopo generazione. E non solo, a dire il vero.

Il richiamo non può che andare anche al mondo cinematografico. Lo stesso autore rinomina la storia di Place du Lion d'Or come la Amityville Horror del 1876. Orrore a Amityville di Jay Anson del 1977 è un romanzo ispirato ai presunti fatti accaduti nella casa al numero 112 di Ocean Avenue dove la famiglia Lutz - secondo testimonianze più volte autenticate, ma sempre macchiate da una probabile ipotesi di frode - ha sperimentato fenomeni paranormali di forte intensità qualche anno prima della pubblicazione del romanzo. Anche questa opera è stata oggetto di forti discussioni ed altrettante controversie teoriche che non sono mai state messe a tacere. D'altronde Anson - come accaduto con molti suoi colleghi del secolo precedente - non ha fatto altro che abbellire e giocare di fantasia gotica su una storia già controversa in partenza, rendendola essenzialmente perfetta per la sua resa in pellicola. Infatti, la saga Amityville Horror è partita dagli anni settanta arrivando sino ai giorni nostri con ben 21 film all'attivo e non sembra voler smettere. Davvero non male per una semplice storia di fantasmi.

Basta guardarsi un po' attorno per vedere come le storie di fantasmi abbiano sempre affascinato il pubblico in un modo del tutto particolare, attirando semplici curiosi nei luoghi delle vicende o insaziabili appassionati nell'oscuro tentativo di captare proprio quelle raccontate presenze. 

I mostri sono reali  e anche i fantasmi sono reali.
Vivono dentro di noi e, a volte, vincono.

Così scriveva Stephen King qualche anno fa, e come dargli torto?

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