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[ RECENSIONE ] Lasciami andare, madre di Helga Schneider | Adelphi

LASCIAMI ANDARE, MADRE  di Helga Schneider
132 pagine | €10,00 cartaceo

In una stanza d’albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino dell’ottobre del 1998, Helga Schneider ricorda quella madre che nel 1941 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere la sua missione: lavorare come guardiana nei campi – di concentramento, prima, e di sterminio, poi – del Führer. Che cosa spinge Helga, oggi, a incontrare questa vecchia estranea che è sua madre? La curiosità? La speranza che si sia pentita? O qualcosa di più oscuro e inquietante?


Lasciami andare, madre è un libro piccolo che si riesce a leggere in una manciata di ore, ma che è in grado in quelle centotrentadue pagine di lacerare davvero l'anima attraverso il racconto di un incontro rimandato per oltre venti anni. Quello di una figlia e di una madre che mai è stata tale. Quello di Helga Schneider e una ex SS nazista. Fino a che punto si può perdonare la donna che ti ha donato la vita?

E' come se ci lacerasse un velo. Ora la nostra storia è tutta qui.
La storia mancante di una madre e di una figlia. 
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PER NON DIMENTICARE : Sonderkommando Auschwitz di Shlomo Venezia | Rizzoli

 
SONDERKOMMANDO AUSCHWITZ di Shlomo Venezia
235 pagine | €12,00 cartaceo

Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spietata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni...
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UNA TESTIMONIANZA PREZIOSA - Il ragazzo che disegnò Auschwitz di Thomas Geve | Einaudi

IL RAGAZZO CHE DISEGNO' AUSCHWITZ di Thomas Geve
312 pagine | €24.00 cartaceo ed. illustrata

Thomas Geve è poco piú di un bambino quando viene deportato ad Auschwitz, separato dalla madre e precipitato nell’orrore. Alla liberazione, nell’aprile del 1945, raccoglie le poche forze residue per fissare su carta quel che ha vissuto. Trasformando il retro dei formulari delle SS in disegni di struggente esattezza, seguiti, poco dopo, da una memoria scritta non meno vivida, Thomas risponde al male assoluto con le uniche armi di cui dispone un ragazzino: la curiosità, la speranza e qualche matita colorata. A distanza di oltre 75 anni, quel racconto per immagini si fonde per la prima volta all’originario racconto in parole.


Non credo possa esistere nulla di vagamente paragonabile alla testimonianza di Thomas Geve. Non ci sono anni di silenzi tra i fatti e la loro stesura, non esistono parti razionalizzate tra il presente e quello che, invece, è stato perchè semplicemente non ce ne è stato il tempo. Thomas Geve ha sentito immediatamente la responsabilità di testimoniare quanto aveva vissuto, quanto i suoi occhi avevano catturato in quei lunghi 22 mesi di agonia, orrore, paura e sopravvivenza. E così nell'immediatezza della liberazione del campo di Buchenwald (dopo Auschwitz e Gross-Rosen) Thomas ha preso dei cartoncini con stampato lo stemma nazista insieme ad un paio di matite colorate e ha iniziato a disegnare. Disegni semplici, stilizzati, fanciulleschi eppure incredibilmente reali, dettagliati, capaci di far trasparire la verità attraverso quei colori in grado di spingere avanti un messaggio chiaro, forte, indelebile.
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[ RECENSIONE ] Se solo il mio cuore fosse pietra di Titti Marrone

SE SOLO IL MIO CUORE FOSSE PIETRA di Titti Marrone
240 pagine | €17.50 cartaceo
Feltrinelli | Link Affiliato Amazon


Nel 1945 la grande villa di campagna di sir Benjamin Drage diventa una residenza per i piccoli reduci dai campi di sterminio, venticinque bambini tra i quattro e i quindici anni accolti e accuditi grazie all'iniziativa e alla determinazione di Anna Freud, figlia del grande Sigmund, e di Alice Goldberger, sua collaboratrice. Ciascun bambino ha una storia diversa, terribile e speciale, ciascuno viene da un proprio personale inferno. Alice e la sua équipe lottano per restituire loro un'infanzia, dando vita per oltre un decennio a un centro dove le più recenti acquisizioni della psicologia infantile, della pedagogia e dell'arte vengono messe al servizio delle necessità dei bambini provenienti da lager, orfanotrofi e conventi o dai nascondigli dove i genitori li hanno lasciati durante la guerra, nell'estremo tentativo di salvar loro la vita.


Se solo il mio cuore fosse pietra - citazione da La strada di Cormac McCarthy - è anche il pensiero ricomparso più volte durante la lettura, quasi a voler schermare il dolore che si forma ed esce fuori da queste pagine attraverso la genuinità, la purezza, la totale mancanza di filtri dei 25 bambini di Lingfield di cui Titti Marrone vuole raccontare storia, passato, traumi e speranze.  Ma cosa è accaduto dopo la liberazione di Auschwitz e la fine della seconda guerra mondiale? Quale futuro per i bambini sopravvissuti alle camere a gas e agli abominevoli esperimenti di Mengele? 
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[ RECENSIONE ] La figlia del Reich di Louise Fein | Sonzogno

LA FIGLIA DEL REICH di Louise Fein
480 pagine | €19.00 cartaceo

Lipsia, anni Trenta. Hetty è una ragazza impetuosa e piena di entusiasmo, cresciuta nei luminosi valori di rinascita predicati dal Führer. Crede ciecamente in lui e nella sua visione di una grande Germania, come crede nell'affetto della sua famiglia, nella solidità del padre e nella sacra ambizione dell'adorato fratello Karl, che si è appena arruolato nella Luftwaffe. Le certezze di questo mondo perfetto cominciano a incrinarsi quando rivede Walter, che era stato il migliore amico del fratello ed è ormai bandito dalla loro casa. Perché Walter è ebreo. Ma agli occhi di Hetty resta il ragazzo gentile e affascinante che tanti anni prima l'aveva salvata dalle acque del lago, il solo che ancora adesso riesca a strapparle un sorriso e sembri interessarsi ai suoi sogni. Come può una persona così generosa essere perseguitata? Giorno dopo giorno, durante incontri segreti e fugaci, lui le svela gli aspetti oscuri del Reich, gliene fa conoscere il lato feroce e violento, la porta a interrogarsi sul vero significato dei principi a cui è stata educata. Hetty è confusa, diffidente, lacerata, ma quei loro appuntamenti diventano sempre più indispensabili. Per capire, per sfuggire all'atmosfera oppressiva che respira a casa e, forse, per innamorarsi per la prima volta.


Con  buone probabilità non avrei mai incrociato questo romanzo senza quel prezioso consiglio caldamente indirizzato. È proprio vero, ci sono storie che ci arrivano addosso per caso, altre che vengono pubblicizzate in modo eccesivo e senza particolare merito. Poi, esistono quelle rare perle letterarie che - pur senza fare troppo rumore - sanno raccontare qualcosa di profondo, doloroso ed emozionante da cui scaturisce - in modo inevitabile - quella lacrima finale impossibile da fermare.

Ecco, perdere La Figlia del Reich sarebbe stato davvero un peccato!
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[ RECENSIONE ] Sono stato un numero - Albert Sed racconta di Roberto Riccardi | Giuntina

SONO STATO UN NUMERO - ALBERTO SED RACCONTA di Roberto Riccardi
164 pagine | 15.00€ cartaceo

Questo libro racconta la vita di Alberto Sed dalla nascita ai giorni nostri. Rimasto orfano di padre da bambino, Alberto è stato per anni in collegio. Le leggi razziali del 1938 gli hanno impedito di proseguire gli studi. Il 16 ottobre 1943 è sfuggito alla retata effettuata nel ghetto di Roma. È stato catturato in seguito, insieme alla madre e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma. Dopo il transito da Fossoli, la famiglia è giunta ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma e la madre, giudicate inabili al lavoro nella selezione condotta all'arrivo, sono finite subito nella camera a gas. Angelica, un mese prima della fine della guerra, è stata sbranata dai cani per il divertimento delle SS. Solo Fatina è tornata, segnata da ferite profonde: ha assistito alla fine terribile di Angelica ed è stata sottoposta agli esperimento del dottor Mengele. Alberto è sopravvissuto a varie selezioni, alla fame, alle torture, all'inverno, alle marce della morte. Ha partecipato per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra i prigionieri organizzati la domenica per un pubblico di SS con le loro donne. Dopo essere scampato a un bombardamento, è stato liberato a Dora nell'aprile 1945. Tornato a Roma, superate le difficoltà di reinserimento, ha iniziato a lavorare nel commercio dei metalli e si è sposato. Ha tre figlie, sette nipoti e tre pronipoti.


Una percentuale che fa venire i brividi: il 15.6% degli italiani nega la Shoah.
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