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[ RECENSIONE ] LA SPADA DEL DESTINO di Andrzej Sapkowski | Editrice Nord

LA SPADA DEL DESTINO di Andrzej Sapkowski
Prezzo: 19.00€ | Pagine: 438

Geralt di Rivia è uno strigo, un assassino di mostri. Ed è il migliore: solo lui può affrontare un basilisco, sopravvivere a un incontro con una sirena, sgominare un'orda di goblin o portare un messaggio alla regina delle driadi, fiere guerriere dei boschi che uccidono chiunque si avventuri nel loro territorio. Geralt,però, non è un mercenario senza scrupoli, disposto a compiere qualsiasi atrocità dietro adeguato, compenso: al pari dei cavalieri, ha un codice da rispettare. Ecco perché re Niedamir è sorpreso di vederlo tra i cacciatori da lui radunati per eliminare un drago grigio, un essere intoccabile per gli strighi. E, in effetti, Geralt è lì per un motivo ben diverso: ha infatti scoperto che il re ha convocato pure la maga Yennefer, l'unica donna che lui abbia mai amato. Lo strigo sarà dunque obbligato a fare una dolorosa scelta: difendere il drago o infrangere il codice degli strighi pur di riconquistare il suo cuore!
Qualche giorno fa mi sono trovata invischiata nel solito dramma che colpisce noi lettori e che risponde in modo più o meno variegato alla scelta della prossima lettura. Mentre scorrevo lo sguardo sopra la pila indefinita dei libri ancora da leggere - per puro caso - mi sono imbattuta in un articolo che parlava proprio del compleanno di Andrzej Sapkowski. 

Chi sono io per andare contro ad un chiaro segno del destino? E forse qualcosa di più.


La spada del destino di Andrzej Sapkowski è il secondo volume della saga di The Witcher, riportata alla ribalta grazie all'omonima serie TV (1 stagione - Netflix). Come per il suo predecessore (Il Guardiano degli Innocenti) ci troviamo davanti ad una raccolta di racconti che permette al lettore di addentrarsi - ancor più nel dettaglio - nel fantastico mondo scaturito dalla penna dello scrittore polacco. A differenza del primo volume, dove le azioni coraggiose e le gesta simboliche di Geralt avevano il sopravvento su tutto quello che di bello poteva essere raccontato, qui troviamo un'attenzione molto personale e altrettanto profonda all'animo complesso e tormentato dello strigo.

In ogni racconto, infatti, Sapkowski aggiunge un piccolo dettaglio che ci porterà a creare un ritratto di Geralt ricco di sfumature che mai ci saremmo aspettati. Il mutante integerrimo e tutto d'un pezzo verrà presto sostituito da un uomo fragile ed innamorato, incredibilmente umano. E la destinataria del suo desiderio non tarderà ad apparire: ritroviamo, infatti, Yennefer di Vengerberg ancora più testarda e risoluta nel raggiungere il suo più intimo desiderio al punto da mettere in pericolo ben più di una vita, scoprirsi egoista e distruggere (almeno in parte) il cuore dell'unico uomo che abbia veramente amato. Ma qui vediamo già la prima sostanziale differenza con la serie televisiva. Mentre in The Witcher sembra quasi condividere il ruolo da protagonista con Geralt di Rivia, nella saga la maga ha un ruolo decisamente più marginale (almeno da un punto di vista prettamente fisico). È presente, certo, ma lo è soprattutto nella mente dello strigo, in quel costante pensiero che lo porta a mettere in dubbio tutto quello in cui ha sempre creduto e a prendere strade controverse che mai avrebbe preso in considerazione.

E proprio grazie a quelle strade che ritroviamo l'irriverente Ranuncolo. L'anima viva, pungente e dissacrante della storia che con il suo imprevedibile modo di fare riesce quasi a trasformare il grugno perpetuo dello strigo in un breve cenno di sorriso. Grazie ad un personaggio così accattivante e malleabile, Sapkowski riesce a concedere il giusto respiro durante la lettura, arricchendo la narrazione di note ironiche - a tratti improbabili - in grado di donare il giusto tocco di colore e ritmo nei racconti che si susseguono. Ogni capitolo si costruisce attorno al destino che sembra richiamare a gran voce Geralt di Rivia verso qualcosa che non è chiaro, che non conosce o che non ricorda. Qualcosa di lontano che lo attrae a sè con una forza magnetica da cui fuggire è praticamente impossibile. 


Il suo nome è Cirilla. Insieme a lei, infatti, scopriamo il reale significato che si nasconde dietro il titolo di questo secondo volume, aprendo davanti a noi uno spiraglio abbastanza netto che ci permetterà di comprendere quale sarà il suo ruolo nei prossimi capitoli. Un rapporto dapprima controverso, poi osteggiato, alla fine cercato e necessario quello che la lega in modo indissolubile allo strigo e che - racconto dopo racconto - si trasforma sotto i nostri occhi in qualcosa di incredibilmente dolce, intimo e personale. Stupisce ed emozione, al tempo stesso.

Come ago della bilancia - anche in questo caso - non posso che menzionare la scrittura magnetica, coinvolgente e diretta di Sapkowski. Non un approccio pesante e complesso, nulla del più classico fantasy che (comprendo, ma non condivido) per molti lettori risulta essere un ostacolo quasi insormontabile. (leggete Tolkien) Qui troviamo uno stile linguistico e una scelta narrativa molto fresca ed adattabile che scorre sotto i nostri occhi senza alcuna difficoltà, che ci fa ambientare e ci conduce - passo dopo passo - attraverso situazioni lontane ed inevitabili sbalzi temporale. 

E pensare che io The Witcher nemmeno volevo leggerlo!

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