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[ RECENSIONE ] La vasca del Führer di Serena Dandini | Einaudi

 
LA VASCA DEL FÜHRER di Serena Dandini
248 pagine | €17.50 cartaceo
Einaudi | Link Amazon

Un'istantanea in bianco e nero coglie una donna dalla bellezza struggente immersa in una vasca da bagno del tutto ordinaria. Guardando bene, però, in basso ci sono degli anfibi sporchi di fango, e in un angolo, sulla sinistra, un piccolo quadro. Il viso nella cornice è quello di Adolf Hitler, il fango è quello di Dachau; lei, la donna, è Lee Miller: ha da poco scattato le prime immagini del campo di concentramento liberato, e ora si sta lavando nella vasca del Führer. Prendendo spunto da una fotografia che ha scoperto per caso, Serena Dandini si mette sulle tracce di Lee Miller Penrose, una delle personalità piú straordinarie del Novecento. La cerca nei suoi luoghi, «dialoga» con lei, ripercorre la sua esistenza formidabile in un avvincente romanzo, una storia vera, tra i fasti e le tragedie del secolo scorso.
Mentirei se vi dicessi di non essere stata tentata dalla bellissima copertina di questo romanzo. Il titolo, poi, ha lanciato l'amo e la storia di Lee Miller - di cui avevo intravisto solo qualche breve accenno - si è rivelato essere praticamente un richiamo irresistibile. Sono sempre stata affascinata dalle figure femminili forti, complesse e controverse. Quelle donne capaci di fare la differenza, anticonformiste e sostanzialmente ribelli nella vita come nello spirito. Lee Miller incarna tutte queste e molte altre qualità. La sua vita ne è stata testimonianza: straordinaria oltre ogni immaginazione e capace di anticipare molte di quelle conquiste e lotte femminili così dibattute anche ai giorni nostri.

Insomma, gli elementi c'erano davvero tutti, eppure qualcosa non ha funzionato. 

Una fotografia insolita: una donna nuda immersa in quella che era stata per anni la vasca del Führer.
È proprio con questo scatto - probabilmente lo stesso che ha consacrato talento e spregiudicatezza della Miller - che si apre e si chiude il libro di Serena Dandini con cui non sono riuscita ad entrare in piena empatia, se non in un paio di occasioni. La Miller, infatti, parla raramente in prima persona e la sua controversa figura - senza dubbio stretta in un fascino che non conosce età - arriva a noi attraverso un filtro forzato imposto dalla stessa scrittrice. La vasca del Führer, infatti, si rivela presto essere un quadro eterogeneo interamente costruito sulla specifica ricerca personale che la Dandini compie per raggiungere una Miller sfuggevole, quasi inafferrabile.


In questo modo, se da una parte sono riuscita a percepire il profondo rispetto e l'autentica passione capaci di muovere l'autrice in questo suo viaggio itinerante, dall'altra ho trovato solo pochi accenni delle emozioni che speravo di riscontrare. Sono fatti, parole, incontri e luoghi che non mi hanno coinvolta, trasformandosi quasi in pezzi di storia senza alcun appiglio, difficili da afferrare.
Al netto di un coinvolgimento ostico da raggiungere, rimane il fascino puro di una donna emotivamente complessa ed incredibilmente coraggiosa. Una ragazza (almeno in apparenza) destinata ad una vita scelta da altri che non si è mai arresa alle convenzioni sociali della sua epoca, capace di prendere in mano la sua esistenza e crearne qualcosa di meraviglioso, imprevedibile e folle.

Il fisico guarisce, l'anima sotterra il dolore in un luogo inaccessibile 
e la vita è costretta ad andare avanti.

Quella di Lee Miller è una storia di crescita e cambiamento che potrebbe ancora parlare al cuore di molte giovani. Un'evoluzione umana e professionale pressoché costante che verrà inevitabilmente stravolta da una realtà storica non più negabile che non può essere messa a tacere: i campi di concentramento.

La Miller brama la prima linea. Scattare quelle istantanee, dare memoria a qualcosa che mai dovrà essere dimenticato. Sono immagini, idee, ritratti capaci di intrappolare in esse il male più umano che sia mai esistito, senza che possa essere disperso nemmeno un piccolo frammento, ma testimoniato ancora oggi e domani, e domani ancora. Una memoria che mai potrà essere cancellata dalla morte dei pochi sopravvissuti. E sono queste le parti che più ho preferito. Quelle in cui sono riuscita a sentire il dolore scaturito da quelle immagini celate dietro il cancello di Dachau insieme alla frustrazione, alla rabbia, alla totale impotenza. Una storia femminile di estrema potenza che non sono riuscita a sentire e vivere fino in fondo. Un vero peccato.

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